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VI Domenica tempo ordinario

Il Mio Contributo > 2009
VI Domenica tempo ordinario
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” LA MALATTIA : LA LEBBRA DEI NOSTRI GIORNI “
Questa sesta domenica del tempo ordinario,cade proprio dopo aver riflettuto sulla vita la 1
a
domenica di febbraio ( giornata per la vita), e l’11 febbraio (N.S. di Lourdes : giornata mondiale del malato).
Alla luce di questi due momenti forti siamo chiamati ad una verifica :
siamo sensibili
ai problemi del prossimo , alle sofferenze degli ammalati ? ci siamo presi cura degli anziani ? siamo stati buoni imitatori del nostro Maestro che si è mostrato come il Buon Samaritano ? abbiamo messo al centro delle nostre attenzioni l’uomo e tutto l’uomo ? siamo stati capaci di testimoniare con le opere la vita e tutta la vita? :
Come al tempo di Gesù , ancora oggi, l’ammalato spesso è escluso dalla vita sociale , religiosa ed economica del paese.
Spesso vive separato da tutti e da tutto. La malattia fisica diviene causa ed impedimento di partecipazione alla vita comunitaria.
Al cristiano tocca il compito di decidere e di impeganrsi ad aiutare gli uomini a dirigersi verso Dio,favorendo la crescita del senso di comunione e di comunità. San Paolo ci esorta ad essere protesi a ricercare la gloria di Dio ed il bene dei fratelli.
Nel Vangelo di oggi,Gesù è il “
buon pastore
” che si prende cura delle Sue pecorelle,ha compassione per le piaghe e la emarginazzione del lebbroso. Ha intorno a Se una moltitidine di malati e sofferenti e per loro ha compassione ,
tende le Sue mani , li tocca , li sana , li ristora , fascia e guarisce le loro ferite e le loro infermità .
In ultima analisi con gesti semplici,ma efficaci,li guarisce e li salva.
Gesù ha sempre mostrato una particolare predilizione per tutti coloro che sono ammalati nel corpo e nello spirito ”
siano essi poveri , peccatori , indemoniati , malati , emarginati
” . Si rivela a tutti come il “
medico dei corpi e delle anime
” avendo cura di testimoniare la volontà del Padre che lo ha inviato ad annunziare e realizzare la salvezza di tutto l’uomo e di tutti gli uomini .
Uomo del dolore che ben conosce il soffrire
,
invia i suoi discepoli in missione , dando loro il mandato di annunziare il Vangelo e di curare gli infermi .
La Chiesa ed i cristiani,nel corso dei secoli , fedeli a questo comando , hanno testimoniato l’amore incondizionato ai fratelli sofferenti, attraverso i santi della carità , le istituzioni e le innumerevoli opere compiute. Gesù stesso ci ricorda che i poveri e gli ammalati li avremo sempre con noi e che come Chiesa continuamente li incontriamo sulla nostra strada; per noi sono e devono essere la via privilegiata mediante la quale incontrare il nostro Maestro.
Come al tempo di Gesù , la nostra Fede , deve mettere in crisi gli scribi ed i farisei dei nostri giorni , tanti nostri fratelli ed anche molti che si dichiarano ” discepoli “.
Se vogliamo costruire la ”
civiltà dell’amore
” dobbiamo accettare che il miracolo di cui parla il Vangelo oggi è il riafferamare il primato di Dio sull’uomo ed in virtù di ciò ridare al malato la sua giusta collocazione nella comunità ecclesiale e sociale , contribuendo a far nascere un mondo nuovo.
Tocca a tutti ,con qualsiasi ministero e compito nella Chiesa , realizzare il comandamento dell’amore e come dice S. Paolo , “
essere di Cristo , vivere per Lui , glorificare il Suo nome con la preghiera e con le opere “
Come Gesù , rivolgiamo al Padre di tutti la nostra preghiera :
Dio dei nostri padri , grande e misericordioso ,
Signore della pace e della vita , Padre di tutti ,
Tu hai progetti di pace e non di afflizione ,
condanni le guerre e abbatti l’orgoglio dei violenti .
Liberaci da ogni male : dalle carestie ,
dalle pestilenze , dall’ira , dalle sopraffazioni .
Perchè , illuminati dallo Spiroto di Cristo ,
possiamo lodarti in eterno . Amen
Diacono Francesco Giglio
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