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Un insegnamento disatteso (Mt 18, 15-18)

Il Mio Contributo > 2009
Un insegnamento disatteso (Mt 18, 15-18)
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UN INSEGNAMENTO DISATTESO
(Mt 18,15-18)
18,15 
Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 
[16]
se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché 
ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni
. 
[17]
Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. 
[18]
In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo.
Quando vuoi ammonire qualcuno alle cose belle, prima da’ ristoro al suo corpo e onoralo con una parola colma di amore. Non c’è nulla che renda modesto un uomo e lo persuada a convertirsi dalle cose cattive a quelle buone, come il bene corporale e l’onore dimostratogli da qualcuno
»
1
. 
Il metodo indicato da Matteo non va confuso con un processo. Si tratta piuttosto di stendere delicatamente una mano verso il fratello che minaccia di allontanarsi, di separarsi. Probabilmente le fasi potrebbero essere più di tre, bisogna mettere in atto tutte le iniziative suggerite dalla fantasia e dal cuore che non si arrende mai, malgrado gli eventuali insuccessi. Ma prima ancora di far capire al fratello che ha sbagliato, occorre dimostrargli e convincerlo che è amato, nonostante il suo errore. 
L’atteggiamento deve essere sempre di massimo rispetto ed amore: «
Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo
»
2
, altrimenti la correzione non giunge al cuore. Se il fratello si corregge l’intervento ha avuto il suo effetto
3
. Bisogna assolutamente evitare di correggere con senso di giudizio o critica
4
; con animo risentito o sotto l’influsso della collera, altrimenti si vanifica l’intervento. Don Bosco, grande educatore, invitava i suoi figli spirituali a correggere sempre quando l’animo si era rasserenato
5
. La correzione non è mai una risposta a caldo altrimenti rischia di compromettere completamente la sua efficacia. Si tratta sempre di un intervento assai moderato e ponderato fatto con discernimento, in preghiera e sotto l’azione dello Spirito Santo. Altrimenti meglio non farlo affatto! Talvolta correzioni non fatte di cose 
notate
, danno adito ad un logorante rimugino di pensieri, che presto o tardi porteranno all’ira, o ad esplosioni incontenibili! Meglio dunque parlare, fraternamente, con la pace nel cuore, ma parlare. La correzione è amore. La nostra imperfezione e la nostra immaturità spirituale, spesso ci porta a correggere gli altri nella maniera errata, con parole errate, con un tono di voce errato: «
una risposta gentile calma la collera, una parola pungente eccita l’ira
»
6
. Nel Nuovo Testamento il tema della correzione fraterna ritorna in diversi altri contesti. Nella lettera ai Romani, la prospettiva della correzione fraterna è subordinata a una formazione completa del cristiano: «
Fratelli miei, voi pure siete pieni di bontà, colmi di ogni conoscenza e capaci di correggervi l’un l’altro
»
7
. Non vi è dunque alcun organismo preposto alla correzione fraterna, piuttosto essa si realizza negli ordinari dinamismi dei rapporti interpersonali, ma sulla base
dell’amore e della conoscenza
, ossia i due elementi chiave del cammino cristiano. Nella lettera ai Galati il tema ritorna in questi termini: «
Fratelli qualora uno venga sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con dolcezza
»
8
. Anche qui la formazione cristiana è il fondamento di ogni correzione fraterna: “
voi che avete lo Spirito
”, ovvero voi che vivete nella grazia dei cristiani maturi, “
correggetelo con dolcezza
”. Non chiunque deve assumersi il compito della correzione, 
ma i cristiani maturi
, né esso deve essere realizzato con qualunque metodo 
ma solo con la dolcezza
. Una dolcezza che però non deve degenerare in debolezza
9
. San Paolo suggerisce alcune indicazioni specialmente a proposito dell’insegnamento apostolico: «
Se qualcuno non obbedisce a quanto diciamo per lettera, prendete nota di lui e interrompete i rapporti, non trattatelo però come un nemico ma ammonitelo come un fratello»
10
. L’Apostolo fa intendere pure che occorre un tatto pastorale idoneo alle diverse categorie di persone: «
Non essere aspro nel riprendere un anziano; i giovani come fratelli
»
11
; oppure, nel caso di gente amante di polemiche, non illudersi di cambiare il loro carattere a forza di parole: «
dopo una o due ammonizioni, sta’ lontano da chi è fazioso
»
12
. La correzione fraterna ci chiama anche alla coerenza e all’umiltà. 
Il fratello che commette una colpa contro qualcuno, bisogna vedere di che colpa si tratta. Il fratello non pecca contro di te se non ha le tue stesse idee, non condivide le tue simpatie o antipatie. Il fratello non va ripreso per la colpa di non essere a tua immagine e somiglianza. Si nota che certe persone religiose pare possiedano l’arte di “asfissiare”, più che liberare, aiutare, promuovere. Bisogna avere sempre una funzione pedagogica. Noi “ordinati” una volta che abbiamo preso atto del fratello che ha sbagliato non lo allontaniamo dalla Comunità ma lo aiutiamo a prendere coscienza del suo stato di separazione, perché possa, di conseguenza, ravvedersi. La comunità non deve mai alzare il ponte levatoio. Deve sempre tenere la porta aperta, la luce accesa. Una comunità si rivela cristiana quando non si rassegna alla perdita definitiva di un membro, ma si dimostra sempre pronta ad accogliere, perdonare, riconciliare. E fa tutti i passi possibili e impossibili perché avvenga il ritorno atteso. In una comunità ci dovrebbe sempre essere aria di festa, non musi lunghi, quando il fratello, lo sbandato, ricompare all’orizzonte
13
. Teniamo pronta la musica, la tavola imbandita, non i rimbrotti e accuse, siamo al sicuro soltanto quando nessuno è fuori. Anche quando l’altro si pone fuori dalla comunità, si autoesclude, non per questo hai esaurito il tuo compito. Gli “
devi
” ancora più amore. «
Non vedete i medici, quando bruciano o quando tagliano, con quanta dolcezza applicano la loro terapia? E molto più lo deve fare chi ammonisce, perché il rimprovero è più violento del ferro e del fuoco, e fa sobbalzare. Per questo motivo anche i medici si esercitano molto per riuscire a incidere con calma, e lo fanno con dolcezza, in quanto è possibile, e incidono un poco e poi permettono di riprendere il fiato. Così si devono fare anche i rimproveri, perché chi viene ammonito non se ne sottragga. E se fosse necessario venire insultati e anche schiaffeggiati, non ricusiamolo; anche quelli infatti che subiscono un intervento urlano mille cose contro coloro che li operano, però essi non guardano a nulla di ciò, ma solamente alla salute dei pazienti. Così, anche nel nostro caso, si deve fare di tutto perché il rimprovero risulti utile, e si deve sopportare tutto guardando il premio che c’è preparato. È detto: “
Portate i pesi gli uni degli altri e cosí adempirete la legge del Cristo”
(
Gal
 6,2). Cosí, ammonendoci e sopportandoci a vicenda, potremo completare l’edificazione del Cristo
»
14
.
1 ISACCO DI NINIVE, Un umile speranza, Edizioni Qiqajon, 1999 – pp. 198
2
 
Gal 6,2
3
 
cfr. Mt 18,15-17
4
 
cfr. Mt 7,1-5. Lc 6,37-42
5
 Cfr. Le «Lettere» di san Giovanni Bosco (Epistolario, Torino, 1959, 4, 202. 294-205. 209)
6
 
Prv 15,1
7
 
Rm 15,14
8
 
Gal 6,1
9
 
cfr. Tt 1,13
10
 
2Ts 3,14-15
11
 
1Tm 5,1
12
 
Tt 3,10
13
 Cfr. Lc 15,11-32.
14
 
Cfr. 
Giovanni Crisostomo
, 
Omelie sulla lettera agli ebrei
, 30,2.
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