Un diacono e un presbitero in famiglia - Comunità del Diaconato in Italia

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Un diacono e un presbitero in famiglia

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“Un diacono e un presbitero in famiglia”
Un padre che diventa figlio e un figlio divenuto padre nella Fede

di Pino Grasso



Non è certamente usuale che all’interno dello stesso nucleo familiare ci sia un presbitero e un diacono. E’ quanto il Signore ha predisposto per la mia famiglia, tanto che un amico fraterno una volta mi disse che la mia famiglia è stata inondata di una particolarmente grazia e ne sono realmente consapevole oltre che grato.
Da tempo pensavo come avrei vissuto il giorno in cui mio figlio Claudio, fosse stato ordinato presbitero e il momento in cui gli avrei chiesto la benedizione prima di proclamare il Vangelo: “Un padre che diventa figlio e un figlio divenuto padre nella Fede”. Ebbene l’emozione è stata talmente tanta che ancora oggi non riesco a metabolizzarla del tutto e non riesco a comprendere questo mistero nel “Mistero”.
Il momento più emozionante l’ho vissuto quando l’Arcivescovo gli ha imposto le mani sul campo e invocando lo Spirito Santo lo ha consacrato per essere conformato a “Cristo sposo della Chiesa”. Non da meno è stato il momento quando gli ha versato il Sacro Crisma sulle mani e subito dopo la sua mamma Grazia, e mia moglie, gli e le ha asciugate e baciate per prima. Non mi vergogno ad affermare che non ho saputo trattenere le lacrime di commozione nel contempo di gioia per quello straordinario dono che non soltanto la mia famiglia aveva ricevuto, ma tutta la Chiesa.
Quello dell’ordinazione presbiterale di don Claudio era stato un momento molto atteso che lo hanno visto andare a studiare in giro per l’Italia, per formarsi tra i padri Dehoniani del venerabile padre Leone Dehon che per uno strano caso (per gli uomini, non certamente per Dio), il giorno dell’ordinazione, lo scorso 14 marzo 2015, ricorreva l’anniversario della sua nascita nel 1843 a La Capelle (Soissons), nella Francia Settentrionale. Ma c’è un altra coincidenza nell’ordinazione presbiterale di Claudio, 34 anni, della Parrocchia del Santo Sepolcro in Bagheria, ovvero che ha svolto gli esercizi spirituali a Foligno, dove ha iniziato il suo percorso formativo. “La mia è stata una vocazione provata lungo gli anni – afferma don Claudio – riparto da Foligno dove 9 anni fa ho iniziato il mio percorso di studi e dove si è svelato il progetto del Signore per la mia vita”.
Fin da bambino don Claudio si era innamorato dell’altare del Signore, tanto che i suoi giocattoli erano il calice, ricavato da un bicchiere con il piede, una patena che era una bomboniera della vetrina del salotto e un messalino con cui “celebrava” e al termine comunicava i suoi fratelli Salvo, Cetty, Marco e Antonella. Una notte dell’8 agosto del 1990, festa di San Domenico ricordo che registrai una di quelle messe che ancora oggi è stata profetica, solo che adesso non è più una rappresentazione, ma il vero memoriale dell’unico sacrificio che Gesù della sua morte e risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura.
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