Sintesi del Seminario approfondimento - Comunità del Diaconato in Italia

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Sintesi del Seminario approfondimento

Diaconato > Dibattito diaconato > Seminario 17 - 19 novembre 2008 Ciampino
Sintesi del Seminario approfondimento
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SEMINARIO DELLA COMMISSIONE EPISCOPALE
PER IL CLERO E LA VITA CONSACRATA
 
Il diaconato nella chiesa italiana oggi” –
Criteri di discernimento e itinerari di formazione”.
17 – 19 novembre 2008
Sassone – Ciampino
 
SINTESI
 
OBIETTIVO: 
realizzare
 
una fotografia
 
del diaconato in Italia con particolare riferimento ai citeri di discernimento e agli itinerari di formazione. Permettere
 
un confronto
 
e una conoscenza di quanto si fa nelle diocesi per consentire la formazione di
 
una base comune
 
di strumenti e mete educative.
Far crescere, nella Chiesa italiana, uno sguardo attento e consapevole sulla realtà del “diaconato”, sulle sue risorse, fatiche e sfide…
 
METODO DI LAVORO:
1° momento: 
Si è inizialmente favorito l’ascolto attraverso la costituzione di gruppi di lavoro nei quali fossero rappresentate varie diocesi secondo un criterio di rappresentanza il più ampio possibile rispetto a nord – centro – sud Italia.
2° momento:
 
Condivisione di una sintesi dei lavori in assemblea
3° momento
: In assemblea ascolto delle relazioni dei teologi invitati (Giovanni Rota, docente di ecclesiologia a Bergamo, Dario Vitali, docente di ecclesiologia a Roma, P. Alphonse Borras, docente di ecclesiologia presso l’UCL di Lovanio e Vicario generale a Liegi)
4° momento:
 
le conclusioni affidata a S.E. Mons. Renato Corti, Vescovo di Novara
 
CRITERI DI DISCERNIMENTO
Dopo il lavoro dei gruppi e l’ascolto assembleare è emerso quanto segue:
Si è accertato che, in Italia, è andata maturando una “base comune” per il discernimento che per gli aspiranti dura un anno mentre per i candidati si procede per step successivi fino alla ordinazione.
I soggetti 
coinvolti sono, oltre al
 
Parroco
 
anche
 
una specifica equipe e/o commissione diocesana
 
tra i cui membri c’è almeno un diacono. Il ruolo di questa commissione è fondamentale in quanto permette uno screening a più voci rispetto all’aspirante e, poi, al candidato. Da coinvolgere anche la famiglia e la comunità di riferimento dell’aspirante.
Tra
 
i criteri ritenuti essenziali
 
c’è il
 
senso ecclesiale
, la
 
spiritualità
 
e il
 
senso della carità.
 
Meritano particolare attenzione i
 
contesti familiari
 
(sposa soprattutto, ma anche i figli) e quelli di
 
lavoro
. Si è notato che il diaconato celibe è andato scomparendo. Tra i criteri occorre dare importanza anche alla
 
disponibilità
 
dei candidati
 
ad accettare destinazioni di ministero diverse dalla propria parrocchia
. Nel corso del dibattito è stata a più riprese sottolineata la necessità di conseguire una maggiore consapevolezza del ministero diaconale nella Chiesa italiana.
 
ITINERARI DI FORMAZIONE.
Anche in questo caso dopo il lavoro nei gruppi c’è stato il momento assembleare:
Sono state sottolineate
 
“luci e ombre”.
 
Comunque per una migliore definizione degli itinerari di formazione forse sarà necessario un approfondimento della
 
teologia dei ministeri.
 
Il nodo, infatti è,
 
quale diacono per quale Chiesa.
 
Certamente negli itinerari di formazione occorre tener conto dei
 
quattro ambiti 
della preparazione
 
spirituale, teologica, umana e pastorale.
 
Ciò potrebbe essere assicurato da
 
Scuole per la formazione dei diaconi
 
pensate sul modello dei seminari. Molte diocesi hanno fatto la scelta degli ISSR o degli ISR. Si tratta di scelte che per tantissime realtà non sono praticabili sia per gli orari di lezioni, sia per il modello formativo proposto (es. insegnanti di religione). Occorre distinguere la
 formazione per gli aspiranti da quella
 
per i candidati.
Per gli aspiranti
 
la linea prevalente accredita la necessità di una formazione al
 
senso ecclesiale, alla Parola, alla carità
.
Per i candidati
, invece, occorre approfondire certamente la
 
formazione teologica; quella spirituale,
 
tramite giornate di spiritualità e/o esercizi spirituali ma anche attraverso l’individuazione di direttori spirituali approvati dal Vescovo; quella
 
umana
, attraverso una sempre più profonda conoscenza della persona negli ambienti di vita (famiglia, lavoro e società); quella
 
pastorale.
I tempi sono,
 
per gli aspiranti un anno e per i candidati 3 anni.
 
In alcuni casi è stato
aggiunto un
 
anno propedeutico
 
a quello per gli aspiranti. Nei cammini di formazione per aspiranti e candidati vanno coinvolti attivamente anche dei
 
diaconi formatori
 
che li accompagnino. Si tratta, anche in questo caso, di un
 
lavoro di equipe.
CONCLUSIONE
E’ stata affidata a
 
S.E. Mons. Renato Corti,
 
Vescovo di Novara, il quale ha ripercorso le relazioni dei tre teologi intervenuti:
Giovanni Rota
 
che ha centrato la sua relazione soprattutto sui documenti delle Congregazioni per l’educazione Cattolica e per il Clero e la Vita Consacrata e cioè le
“Norme fondamentali 
per la formazione dei diaconi permanenti” 
e il
 “Direttorio per il Ministero e la vita dei diaconi permanenti”
 
entrambe del
 
1998;
Dario Vitali 
ha proposto una 
lettura dei documenti conciliari 
e in particolare della Sacrosanctum Concilium ai n.ri 35, 41, della Lumen Gentium ai n.ri 20, 29, dei decreti Christus Dominus al n. 15, e Ad Gentes al n. 16. Vitali ha fornito una lettura anche storica circa la fine del diaconato avvenuta nel primo millennio e ha detto che il ripristino del diaconato va letto come la necessità di dare luce alla ministerialità del Vescovo. Sacerdoti e diaconi, quindi, sono le due braccia del Vescovo, da un lato il sacerdozio, dall’altra il ministero. In questo quadro, occorre dedicarsi alla costruzione di una Chiesa che, secondo il Concilio, deve essere sempre più ministeriale e carismatica. Solo allora il diaconato prenderà il suo posto come un tempo. Di qui la necessità di fare chiarezza perchè, finora, il diaconato è andato avanti per sperimentazioni.
P. Alphonce Borras
 la proposto una relazione che ha permesso uno sguardo sulla realtà europea. La relazione è stata centrata sul tema: 
Quale ministero per i diaconi?
 (vedi relazione di Borras che si allega).
Mons. Corti,
 nelle conclusioni, ha offerto alcune 
indicazioni circa il discernimento
(durata, modo di intenderlo e soggetti coinvolti). Rispetto alla durata per gli aspiranti si è detto che deve essere di un anno e deve tener conto, in profondità, delle persone. Per realizzarlo ci vuole tempo ma una volta trascorso il tempo stabilito occorre decidere. A tale proposito va perlustrato tutto ciò che riguarda l’aspirante aiutando le persone a fare unità dentro di se. Occorre che chi ha questo compito sappia leggere in profondità le persone che, comunque vada, avranno trascorso un tempo prezioso, avendo goduto di un’occasione per conoscere se stessi. Occasione che forse non avranno più nella loro vita. 
Le persone coinvolte
 
nel discernimento
 sono molte: l’
aspirante
, prima di tutto, poi il 
parroco
, che lo farà secondo una griglia organizzata, quindi l’
incaricato diocesano
, ma anche il 
popolo di Dio,
 la 
famiglia
 e, infine, il 
Vescovo
, 
cui spetta la decisione finale
.
Sugli 
itinerari di formazione
 ha verificato che si è di fronte ad una 
situazione in evoluzione
 ma che questa non può prescindere dai quattro ambiti: spirituale, umano, teologico e pastorale. 
Suggerimenti:
 per quella 
spirituale
 è assolutamente necessario un
direttore spirituale approvato.
 per quella 
umana
, puntare ad avere 
uomini veri,
 che non siano alla ricerca di sicurezza, di affermazione e che non cerchino rifugi personali; per quella 
teologica
 occorre puntare a 
Scuole Teologiche per i diaconi
; per quella 
pastorale
sarà necessario 
un tirocinio
 con esperienze concrete e verificabili.
UN AUSPICIO
: Chiede ai diaconi di aiutare la Chiesa a vedere Cristo Setvo nei poveri.
UN NODO:
 Rapporto Vescovo – Presbitero – Diacono
UNA NECESSITA':
 Una Commissione diocesana
UNA REALTA’
: I diaconi non sono dei supplenti ma hanno dei compiti specifici: sono segni ministeriali.
PROPOSTE FINALI:
 La Commissione Episcopale si è impegnata a studiare meglio il diaconato alla luce delle richieste, delle riflessioni e dei suggerimenti; proporrà una assemblea – convegno dei diaconi italiani; infine, pubblicherà gli atti del seminario.
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