Servire la Parola - Comunità del Diaconato in Italia

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Servire la Parola

Il Mio Contributo > 2008
Servire la Parola
Posted on by admin
di Vincenzo TESTA
Servire la “Parola” e l’Eucarestia facendosi “ministri della fraternità” in questo tempo mi fa volare il pensiero alla missione della comunicazione del Vangelo; agli strumenti offerti dalla tecnica e alle occasioni più diverse nelle quali, proprio il diacono, può, in qualche modo, assolvere ad un compito di straordinario rilievo e incidenza nel tessuto sociale.
Servire la “Parola” si potrebbe anche tradurre con “porgere” la “Parola”; “consegnare” la “Parola”; “portare” la “Parola”; “dire” la “Parola”; “essere testimoni” della “Parola”; diventare insomma, “strumento” della “Parola”.
Il diacono, in questo tempo, deve saper imparare a padroneggiare gli strumenti attraverso i quali, servire, porgere, consegnare, portare e dire la “Parola”. Quali sono? Ne esistono tanti e tutti diversi fra loro. Pensiamo alla carta stampata, alla radio, alla televisione, ma anche al vasto mondo di internet (siti, blog, ecc.). Il diacono, può essere chiamato a “servire” la “Parola” anche in questo ambito perché, come lo stesso Giovanni Paolo II, ebbe a scrivere nella “Redemptoris missio”, (37), dobbiamo essere sempre più consapevoli che “l’evangelizzazione stessa della cultura moderna dipende in gran parte dal loro influsso”.
Il diacono impegnato in questo settore, perciò, opportunamente formato e consapevole del mandato ricevuto dal proprio Vescovo saprà entrare in questo “nuovo areopago” portando, attraverso i media, quale “servo”, la “Parola”.
“Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13,15). E come ha fatto il Signore Gesù? Ha usato tutti i mezzi che nei tempi della sua vita terrena aveva a disposizione; li ha usati con saggezza e con diligenza. Il suo parlare alle folle, il suo raccontare con parabole, il suo agire concreto andando su un monte, entrando nella sinagoga, inviando i suoi discepoli sono modi diversi di comunicare la Verità.
Anche noi oggi, imitando il suo esempio, siamo chiamati a fare altrettanto.
Ma come? Esistono tante possibilità e tante vocazioni particolari. Vorrei soffermarmi sull’uso dei media, come strumenti, offerti dalla tecnica per “portare” la Parola nei contesti del quotidiano. Ebbene grazie a questi mezzi è, oggi, possibile varcare la soglia delle nostre Chiese e “comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” con modalità nuove e proprie di questo tempo. Il diacono impegnato nelle comunicazioni sociali allora saprà prima di tutto formarsi adeguatamente per essere presenza intelligente e poi si attiverà per utilizzare le opportunità offerte nel proprio contesto territoriale, sociale ed ecclesiale per servire come animatore della comunicazione e della cultura. E’ una nuova frontiera tutta da esplorare e sperimentare per “portare” il Vangelo con modalità nuove.
Oggi c’è un vero bisogno di dar vita e diffondere la “Parola” con tecniche nuove. La Radio, la televisione, i giornali, internet sono i nuovi mezzi da padroneggiare per riannodare i fili di un dialogo forte con tutta la società civile. Non possiamo più far finta di niente, non possiamo più attendere i fedeli chiusi nelle chiese ma siamo invitati ad entrare con competenza nel mondo con gli strumenti e le tecniche a disposizione. E’ un peccato di omissione credere che ciò non serva. I media, opportunamente utilizzati, armonicamente integrati possono aiutare a riconsegnare occasioni significative di ascolto per far “ricrescere un’audience”, che nel tempo, è andato perdendo di consistenza spopolando le celebrazioni e la vita parrocchiale. Spesso le nostre parrocchie sono vuote. Tra i banchi qualche vecchietta, qualche famiglia e pochi i giovani. Per cercare di ricominciare bene occorre rinnovarsi e la comunicazione è una possibilità in più che non possiamo trascurare. Il diacono, in servizio in questo ambito, può veramente offrire qualcosa di nuovo. Può sostenete una prima significativa iniziativa di evangelizzazione in un contesto di ampio respiro. Certo per “fare” occorre prima di tutto effettuare una ricognizione della situazione complessiva e poi cercare di elaborare un progetto.
Quando tutto sarà pronto, insieme ad un gruppetto di appassionati (animatori della comunicazione e della cultura) si potranno avviare iniziative adeguate al contesto sociale, culturale ed ecclesiale. Occorrono nuove idee che messe a sistema saranno importanti per sostenere un’azione che si intrufola negli ambienti del quotidiano portando la “Parola” dove non è facile arrivare in altro modo.
Per Grazia di Dio, anche la Chiesa italiana, con il Progetto culturale e la pubblicazione del Direttorio sulle Comunicazioni sociali nella missione della Chiesa ha offerto criteri e indicazioni importanti per sostenere questa nuova dimensione della diffusione della Parola. In questo contesto è stato rilanciato “Avvenire”, è stata creata la TV Sat 2000 ed è nato il circuito delle radio InBlu (duecento radio cattoliche in Italia). Questo complesso e articolato sistema mediatico cattolico è arricchito dalle riviste, dai settimanali cattolici e dalle tante pubblicazioni che diffondono il Vangelo in ogni contesto di vita. E’ un ambito pastorale affascinante e coinvolgente. Un modo di evangelizzare moderno e attuale. Un modo per “portare” la Parola che, mi sembra, è proprio del diacono che è ministro della Parola e che sta sulla soglia per “gridare” a chi passa davanti alla Chiesa ma anche nel vicolo o nella strada più lontana che “Cristo è Risorto”. Per far giungere la voce oltre ecco che il Signore ci offre giornali, radio, tv e internet.
La Chiesa italiana sta già riconquistando spazi e ascoltatori e, soprattutto, attenzione anche su altri media cosidetti “laici”. Lo sta facendo proponendosi come presenza viva portando il Vangelo nel mondo e, quindi, tra la gente. Informazione, approfondimenti, musica, cultura, catechesi e, soprattutto, la “Parola” per costruire ponti di fraternità e di amicizia.
I media sanno parlare ai giovani, alle famiglie, a chi è più avanti negli anni e lo fanno con linguaggi e approcci nuovi in modo da dialogare con la cultura contemporanea.
Gli strumenti della comunicazione, quindi, sanno utilizzare le occasioni della vita, quelle nelle quali l’uomo è il protagonista principale per portare il messaggio del Vangelo facendolo viaggiare fino al destinatario per consegnarlo al cuore e alla mente scatenando reazioni positive. Sembra un giochetto da ragazzi che, però, piace e sa coinvolgere i grandi chiamati a partecipare con l’ascolto e la riflessione. Ed è così che i media diventano strumento di servizio della “Parola” capace di costruire “fraternità” e aiutare a far desiderare “il pane e il vino” segno e simbolo del Risorto.
Il diacono può, perciò, diventare l’anima che spinge, che sollecita collaborazione, che assicura spazi di espressione a persone cariche del desiderio di portare la “Parola” nei luoghi e negli ambienti dove l’uomo vive la sua vita. Il protagonista come sempre e come deve essere è il Signore della storia e del tempo, il Cristo Risorto e il diacono è il “servo” che sa farsi “strumento” di promozione di una forma di evangelizzazione nuova.
I media, inoltre, specialmente la radio e la televisione sono anche gli strumenti con i quali e attraverso i quali le grandi liturgie possono entrare nelle case e possono essere ascoltate e vissute anche da chi, per varie ragioni, si trova nella impossibilità di partecipare fisicamente alle varie celebrazioni. Il diacono organizza, mette in relazione, favorisce l’ascolto della “Parola” soprattutto di chi soffre. Questo servizio diaconale diventa, perciò, il mezzo con il quale Gesù e la sua Parola entrano nelle case del popolo cristiano ma anche di chi ha perduto questa sua caratteristica e che può riscoprirne la radice e, magari, riaccendere la lampada della luce e riuscire a delineare scenari che fanno intravedere scorci di un passato che può tornare a vivere rinnovando l’esistenza di ogni uomo e di ogni donna di questo tempo.
Tutto questo costa fatica, sacrificio, incomprensione e richiede sforzo per superare molti ostacoli e indifferenze. Si tratta, proprio per questo, di un servizio prettamente diaconale. Un servizio di frontiera, un servizio che deve riuscire a costruire ponti tra il popolo e il sacerdote; tra il mondo e la Chiesa; tra chi vive ai margini e chi vive dentro.
Nei programmi e nei progetti dei media c’è anche quello di mettere in circolo esperienze, fatti, avvenimenti che sono il patrimonio della vita delle comunità parrocchiali facendole emergere dal vissuto dei parroci e dei suoi collaboratori; ci deve essere l’idea di coinvolgere gruppi, associazioni, movimenti e quanti altri a vario titolo ritengono di voler mettere volontariamente a disposizione il proprio specifico per arricchire e dialogare con tutta la Chiesa diocesana.
Si tratta, certamente, di progetti e programmi ambiziosi di disegni di sviluppo che cercano di creare occasioni di confronto e di incontro di tutte le realtà diocesane per costruire una azione e una collaborazione forte capace di dare corpo a quella idea di pastorale integrata che, oggi, appare il futuro desiderabile e sempre più invocato dalla Conferenza Episcopale Italiana.
Il diacono attraverso il suo agire si rende, perciò, visibile come “servo”, come “ponte”, come “strumento” capace di veicolare attraverso un uso accorto e competente dei media la “Parola” del Signore. Entrare in questo mondo è un dovere ineludibile per tutti i “chiamati” (presbiteri, diaconi, religiosi e operatori pastorali). I diaconi, fra questi, hanno “l’obbligo di studiare i mezzi di comunicazione sociale per comprenderne meglio l’impatto sugli individui e sulla società e aiutarli ad acquisire metodi di comunicazione adatti alla sensibilità e agli interessi delle persone” (n. 181 del Direttorio sulle comunicazioni sociali). In questo ambito rientra anche la formazione all’omiletica che bisogna acquisire per “rendere l’omelia più immediata e comprensibile a tutti” (n. 63 del Direttorio sulle comunicazioni sociali).
Ancora un elemento di riflessione. In quante parrocchie e in quante diocesi i diaconi sono impegnati in questo ambito? Sarebbe interessante recuperare qualche dato e animare una riflessione ponderata alla luce anche del tema del recente convegno nazionale “Quale diacono per quale città dell’uomo”. Una mia risposta è che il diacono deve saper utilizzare le cose del mondo per fa entrare il messaggio del Vangelo nei cuori degli uomini e risvegliare l’attenzione sull’Eterno. E chi più del diacono, ministro ordinato con un carisma particolare, può servire la “città dell’uomo” avendo lo sguardo puntato sul Risorto? Siamo di fronte ad una pista nuova che, a mio parere, merita di essere opportunamente valorizzata.
Credo, infine, che nell’esperienza concreta di un diacono i media si configurano tra gli strumenti più interessanti per favorire la diffusione della “Parola” e consegnarla ai cuori di tanti “fratelli” che, magari, non partecipano alla vita della comunità ma hanno il desiderio di ascoltare, di conoscere e di meditare sulla propria vita alla luce del Vangelo. I media, soprattutto nel nostro contesto culturale e sociale, possono aiutare tantissimo e l’esperienza ci dice che il loro utilizzo per la diffusione del Vangelo è significativa per raggiungere target diversi di popolazione ed in particolare anche quelle che solitamente non frequentano le nostre parrocchie.
Perciò la missione del diacono, chiamato a questo servizio, diventa simile a quella di Gesù che utilizzando gli strumenti del proprio tempo sapeva entrare in contatto con il mondo esterno rendendo visibile l’invisibile e porgendo, con dolcezza, una “Parola” buona.
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