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Pensieri sparsi sul Convegno

Menu > Convegni Nazionali > XXII Convegno Nazionale 3-6 agosto 2009
Pensieri sparsi sul Convegno
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Pensieri sparsi sul XXII Convegno Nazionale
Dal 3 al 6 agosto scorso si è tenuto a San Giovanni Rotondo il XXII Convegno Nazionale promosso dalla Comunità del diaconato in Italia il cui tema centrale è stato: “Diaconato e stati di vita: dal discernimento alla formazione”.
Al Convegno sono riemerse antiche questioni come quella di far maturare una coscienza del diaconato nelle comunità o analogamente su certi atteggiamenti di alcuni presbiteri-parroci (soprattutto i più giovani, ed è ciò che più dispiace) verso i diaconi; la propensione di alcuni diaconi a realizzare il loro ministero soprattutto in ambito liturgico anche se va crescendo la percentuale di quelli che si dedicano ai poveri o che sono impegnati nell’annuncio e nella catechesi; la sempre più forte richiesta ai diaconi di svolgere un compito di guida nelle comunità disperse a causa della sempre maggiore carenza dei presbiteri; la necessità di una sempre maggiore presenza diaconale nelle diocesi al fine di favorire un rafforzamento della diaconizzazione della Chiesa; l’esigenza di un sempre maggiore approfondimento teologico sul diaconato; l’urgenza di dar vita a modalità di discernimento e di formazione più incisive in un contesto attraversato dalla fragilità; riscoprire una sempre maggiore fedeltà al ministero. E si potrebbe continuare. Il diaconato resta, quindi, un ministero in divenire ma sulla cui presenza in ogni Chiesa locale, credo, che ormai non possono e non debbono esserci più dubbi.
Una tematica di straordinaria attualità in un tempo nel quale i segni di crisi attraversano in maniera potente ogni realtà è quella che riguarda gli stati di vita. Certamente la questione degli stati di vita del diacono non può più essere elusa in quanto esistono situazioni particolari che toccano in maniera profonda lo stesso ministero. Il 97% circa dei 3500 diaconi italiani è sposato. Ecco, quindi che il Convegno ha posto l’accento anche sul rapporto tra la ministerialità matrimoniale e la ministerialità diaconale che si trovano a convivere producendo situazioni diverse e che in molte situazioni si sono presentate come un valore aggiunto capace di incidere positivamente anche sulla pastorale. Molto significativo è stato al Convegno l’incontro delle spose cha ha fatto emergere un confronto vivace. Un confronto, poi, integrato dalla tavola rotonda che ha visto la partecipazione delle spose di un diacono italiano, uno spagnolo e uno francese. Le tre spose hanno presentato le testimonianze sul loro vissuto concreto facendo emergere uno spaccato molto vivo e interessante che merita certamente un ulteriore approfondimento.
Ciò spiega perché il diaconato resti un ministero in divenire che ha bisogno di alcune attenzioni sulle quali vorrei sollecitare la riflessione di tutti i diaconi: curare la formazione ed in particolare quella spirituale che resta centrale nella vita di ogni cristiano; approfondire la dottrina sociale della Chiesa; coltivare una dimensione profetica del ministero; incarnare nel proprio quotidiano rapporto di collaborazione con il parroco l’immagine giovannea del Cristo Servo che lava i piedi ai discepoli; cercare di coniugare in maniera sempre più piena il proprio ministero diaconale con il ministero matrimoniale; far crescere il livello relazionale con i laici e il mondo delle associazioni; essere consapevoli che il diaconato non è stato ripristinato per la carenza dei presbiteri ma perché la Chiesa fosse sempre più Chiesa; essere consapevoli che la riscoperta dei diaconato può aiutare anche le vocazioni presbiterali e i ministeri locali; aiutare la crescita di una ecclesiologia di comunione. Su queste tematiche mi piacerebbe ma non ne ho la competenza chiedere che ci fosse un approfondimento ai massimi livelli della Chiesa e che ciò produca un sostegno a questo ministero ordinato perché possa sempre più essere autentico.
Molto significativo è stato, al Convegno, l’intervento di S.E. Mons. Giuseppe Merisi, presidente di Caritas Italiana, che ha voluto porre in evidenza il rapporto tra il diaconato e la carità. Un rapporto che ha fatto emergere il tratto fondamentale del ministero del diaconato chiamato ad incarnare la dimensione del Servizio e, quindi, dell’amore nella verità. Il diacono, quindi, è chiamato a farsi, in maniera privilegiata, voce dei poveri. In questo contesto, credo, che la riscoperta della Parola di Dio può aiutare molto la crescita di una spiritualità diaconale che partendo dall’ascolto nello Spirito Santo sappia suscitare cuori che vedono e mani che servono.
In questo contesto, l’intervento di Padre Renato Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, è stato molto puntuale facendo emergere come il diacono sia chiamato ad essere imitatore di Gesù che si è autodefinito “diacono”.
Vincenzo Testa (diacono dell’Arcidiocesi di Gaeta)
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