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Omelia Mons. Lanfranchi alle ordinazioni diaconali

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Omelia Mons. Lanfranchi alle ordinazioni diaconali
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Omelia di mons. Lanfranchi alle ordinazioni diaconali
Cattedrale di Modena, 25 settembre
Tra poco, per l’imposizione delle mie mani, lo Spirito Santo scenderà su Paolo Biolchini, Paolo 
Buldrini, Giancarlo Cerri, Luigi De Salvatore, Andrea Frascaroli, Stefano Guerzoni, Giuseppe 
Mililli, Carlo Tinti, per metterli in una nuova, profonda e definitiva relazione con Gesù Cristo, per 
abili tarli ad essere ministri ordinati della Parola, dell’ altare, della carità , per renderli capaci di 
partecipare all’amore di Gesù per la sua Chiesa.
Con il vostro dono, carissimi diaconi, ci ricorderete che Gesù, Figlio del Padre, è venuto nel mondo 
non per essere servito, ma per servire e salvare l’umanità con la sua morte e glorificazione. Con 
l’ordinazione diventate segni viventi di Cristo servitore. 
Vorrei introdurmi a comprendere il significato del dono prezioso del diaconato partendo dal
messaggio della parabola che è stata proclamata , conosciuta come la parabola del ricco Epulone e 
del povero Lazzaro.In realtà il ricco è senza nome. Epulone non è un nome proprio; Epulone 
significa “banchettatore”; è un mangione di professione; non mangia per vivere ma vive per 
mangiare. Epulone e Lazzaro che vivono due condizioni nella vita terrena e che si ribaltano 
nell’aldilà. Le conosciamo bene 
Mi viene da sottolineare due aspetti che illuminano la vocazione del diacono.
Perchè il ricco è condannato? In che cosa consiste il suo peccato? i Nel fatto di essere ricco? Nella 
cultura del piacere? Nell’amore per il lusso e i bei vestiti? Nell’eccesso di gola? No. Il suo peccato 
vero è non aver dato: non un gesto,non una briciola, non una parola al mendicante, lasciato solo con 
i cani. Il suo peccato è l’indifferenza, la pigra e soddisfatta indifferenza assoluta, che è la paralisi 
dell’ anima, l’abisso invalicabile per l’eternità. Il ricco non odia il povero, non gli fa del male; 
semplicemente non fa nulla. Il suo peccato è questo.
Chi non ama , toglie la vita all’altro .L’ apostolo Giovanni ci dice ” Chi non ama rimane nella morte” 
(1 Gv 3,15).11 peccato di questo ricco è non aver visto. Lazzaro è così vicino da inciamparci 
contro , e il ricco neppure lo vede. Il suo peccato è non pensare. “Guai agli spensierati” dice Amos. 
Il peccato del ricco ancora è quello di non ascoltare . Hanno Mosè e i profeti, ascoltino loro”. 
Il ricco non vive il dono di sé verso questo bisognoso, un dono di sé che si fa servizio e che è 
sostenuto dal saper vedere, saper ascoltare e pensare che cosa si può fare. Siamo richiamati al 
servizio, al dono di sé come costitutivo dell’uomo. L’uomo si realizza veramente facendo della sua 
vita un dono, un servizio. 
Se questo tiene comprendiamo L’importanza di persone che facendo del servizio il loro specifico 
aiutano tutti a crescere in questa dimensione.
I diaconi sono segni viventi di Cristo servitore. La spiritualità specifica del diacono permanente è 
quella del servizio; un servizio che non si esplica soltanto nelle opere, nei ministeri a loro affidati, 
ma che plasma il loro modo di pensare e di agire, che investe la totalità della loro esperienza.
Carissimi diaconi,è’ a partire dalla vostra prima e fondamentale relazione con Gesù servo che 
ricevete il dono di seguirlo nella sua diaconia, di conformare la vostra vita a lui come lui ha agito. 
In un mondo dove il calcolo egoistico prende spesso il posto della generosità, dove la brama di 
possesso prende il posto del dono, dove l’individualismo prevale sulla comunione, voi volete donare 
a tutti gratuitamente ciò che gratuitamente vi è stato dato, volete testimoniare la bellezza di una vita 
disponibile verso gli altri, di una vita che si dona ai fratelli, sull’ esempio di Gesù.
Voi oggi proclamate che il vostro servizio si declinerà nell’ amore ardente per la Chiesa, quale 
partecipazione dell’ amore con cui Cristo la ama; nella sincera comunione con il vescovo e i 
presbiteri; nell’impegno di farvi modello di quel servizio fraterno che è la legge fondamentale della 
comunità cristiana.
Nel vostro servizio potete contare sul sostegno delle vostre famiglie, in particolare delle vostre
 
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ogli: ciò contribuirà a non sentirvi soli ma soprattutto a umanizzare il vostro servizio con quelle 
caratteristiche che fanno parte dell’ esperienza familiare quotidiana e in cui Dio stesso ama 
raffigurare la sua relazione con l’umanità: accoglienza, ascolto, dialogo, misericordia, premura, 
sacrificio, condivisione, speranza.
Tutto questo renderà ancora più prezioso il vostro servizio, perché aiuterà tutta la comunità cristiana 
a vivere la sua identità e la sua missione non primariamente in termini di programmi da svolgere, di 
iniziative da intraprendere , ma di relazioni da vivere nel segno della novità di Cristo. 
E’ il dono che il sacramento del matrimonio fa in voi all’esercizio del sacramento dell’ ordine e 
tramite voi a tutta la Chiesa. In cambio il ministero del diaconato dovrebbe aiutarvi a far rispendere 
la sacramentalità del vostro matrimonio, l’essere cioè segno del dono totale e gratuito di Cristo alla 
sua Chiesa, in cui si realizza la natura dell’amore.
I diaconi permanenti partecipano del sacerdozio ministeriale e della condizione laicale. C’è un’altra 
opportunità in tutto questo prefigurata nella parabola. 
La parabola pone l’ aldilà come orizzonte dell’ aldiquà. 
Se è sbagliato eliminare il secondo (l’aldiquà) in nome del primo _ è l’alienazione religiosa, che ci è 
stata rimproverata dai “maestri del sospetto”: Marx, Freud, Nietzsche – è sbagliato anche il 
contrario: è l’alienazione materialista, che togliendo l’aldilà, leva all’aldiquà il suo senso vero e 
ultimo.
Questa seconda tentazione è oggi più seducente ed è la nostra insidia più sottile e micidiale. 
Il diacono permanente con la sua testimonianza può aiutare a tenere unite le due dimensioni.
 
Parlando più dei diaconi permanenti non vorrei trascurare Paolo Biolchini, diacono transeunte. Che 
valore ha un diaconato vissuto solo come tappa verso il sacerdozio? Il ricevere il diaconato 
dovrebbe ricordare a chi diventa sacerdote che la dimensione del servizio, che segna così 
fortemente il diaconato, deve permanere anche nella vita del presbitero.
Carissimi Diaconi tutti, vi auguro che la gente che avvicinerete, le persone che incontrerete nel 
vostro ministero e anche nel vostro lavoro quotidiano, le comunità a cui sarete inviati, vedano in voi 
la carità infinita di Gesù, la sua disponibilità, vedano l’amore del Padre che perdona e 
salva;percepiscano nella vostra testimonianza una gioia sorgiva e attraente.
Vi sia vicina Maria, la “serva del Signore”; lei che è stata proclamata beata perché ha creduto al 
disegno di salvezza del padre, vi aiuti a crescere nella dedizione ai fratelli in spirito di umiltà. Di 
mitezza, di coraggio, con serenità e con gioia.
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