Non rinchiudiamo i diaconi nelle sacrestie - Comunità del Diaconato in Italia

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Non rinchiudiamo i diaconi nelle sacrestie

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Non rinchiudiamo i diaconi nelle sacrestie
"Il diacono è una figura sacramentale che rende presente nella Chiesa la diaconia di Cristo, il servizio, fondamento della vita cristiana. Egli funge da raccordo tra la comunità ecclesiale e la comunità dei religiosi". Enzo Petrolino, Presidente della Comunità del Diaconato in Italia, introduce il XXV Convegno nazionale dei diaconi che si terrà a Campobasso dal 5 all'8 agosto, sul tema "La famiglia del diacono scuola di umanità". Ci sono 4220 diaconi in Italia, più di 1500 sono i candidati. 
E' una presenza cresciuta soprattutto al Sud e al Centro. Solo cinque diocesi ne sono sprovviste. Ma come si diventa diaconi? "Il percorso è quello offerto dagli insegnamenti negli Istituti di Scienze Religiose, che purtroppo in alcune regioni non esistono più - denuncia Petrolino - e allora si pone il problema della formazione, che va ripensata - anche perché è troppo disomogenea nelle varie aree geografiche in Italia - organizzando corsi più mirati alle esigenze di uomini impegnati professionalmente e come padri di famiglia. Non possiamo avere dei diaconi che siano solo pensionati o disoccupati".
"Abbiamo scoperto quanto sia prezioso un diacono accanto a presbiteri che hanno difficoltà relazionali, caratteriali, problemi di natura socio-affettiva. Affiancare un diacono con una stabilità affettiva che gli proviene dalla famiglia si è rivelato estremamente prezioso in talune circostanze", spiega Mons. Giancarlo Bregantini, Arcivescovo di Campobasso-Bojano. Alcuni non conoscono a sufficienza questo ministero e pensano che i diaconi siano dei 'mezzi preti': "E' vero - ammette Bregantini - i sacerdoti spesso non hanno saputo spiegare adeguatamente il valore specifico del diacono e i suoi doni (appartenenza ad una comunità; servizio ad essa con cuore casto, limpido e generoso; annuncio del Vangelo; preferenza dei poveri a cui lavare i piedi; prega tutti i giorni in cui è inserito). 
Non continiuamo a giocare sui confronti diacono-prete - continua il presule - ma valorizziamo le differenze. E ricordiamoci che la famiglia del diacono è importantissima perché innesta nella Chiesa una presenza femminile che è preziosissima". 
Sul ruolo delle spose, decisivo per l'opera del diacono, insiste Petrolino: "Non si diventa diaconi senza il consenso delle spose. E laddove ci sono è necessario anche il coinvolgimento dei figli, perché cambia lo stato del papà, che diventa chierico, non è più laico. I delegati vescovili che scelgono i futuri diaconi - sottolinea - hanno grande responsabilità nel percorso di discerimento del diacono". Guardare al diacono in vista del Sinodo sulla famiglia è utile soprattutto se si tiene conto del loro potenziale lavoro di ascolto e aiuto delle famiglie ferite, dei separati, dei divorziati. E’ questa una carta da giocare oggi per non far rinchiudere i diaconi nelle sacrestie".
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