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Mostrare a tutti che è nato il Salvatore

Il Mio Contributo > 2008
Mostrare a tutti che è nato il Salvatore
Posted on by admin
di Francesca Maria e Vincenzo TESTA
E’ stupefacente. Il nostro Dio viene a trovarci. Viene sulla terra per incontrarci per stringere le nostre mani e guardare i nostri occhi, per far ascoltare la sua voce e indicarci una strada da seguire. Da duemila anni la cristianità fa memoria di questa venuta e rivive quel momento. Ma diciamoci la verità. Quanti continuano a stupirsi? Quanti vivono questo tempo di attesa e di speranza con il desiderio di questo incontro. Insomma, in quante case nascerà il bambinello?
Il nostro tempo, poi, è un tempo veramente difficile da questo punto di vista. E’ un tempo nel quale i messaggi che percepiamo sono di segno diverso. Sono messaggi consumistici che negano il senso e il valore della venuta di Gesù.
Il Natale è diventata una delle feste più celebrate e partecipate dell’anno. Lo festeggiano tutti (o quasi), ci si scambiano anche gli “auguri” e non mancano i regali reciproci (piccoli o grandi) ma, forse, manca il senso di un incontro con il nostro creatore. Manca, perciò, il senso vero e profondo di questa festa.
Ma, mentre scriviamo queste poche righe avvertiamo, nei nostri cuori, da un lato il disagio e il dispiacere di quello che stiamo scrivendo e dall’altra la voglia di non rassegnarci, il desiderio di lavorare per ricostruire un tessuto cristiano che si è smagliato. E mentre queste sensazioni e questi sentimenti si fanno breccia dentro di noi avvertiamo anche un dolcissimo tepore che ci riscalda e ci sprona a sperare. Il freddo della ragione si riscalda nel fuoco della fede e prende corpo l’entusiasmo di farci strumento nelle mani del Signore per raccontare a tutti la grande speranza cristiana.
La venuta di Gesù è il segno che la speranza della risurrezione dai morti è vera. La venuta del Signore nelle nostra carne e la sua storia di Dio fatto uomo con l’esperienza volontaria della morte e della risurrezione è il grande orizzonte della vita.
Non sempre ci riesce facile sperare con forza ma sempre, anche nei momenti bui (che non mancano a nessuno) siamo capaci di lanciare invocazioni di aiuto al Signore. Lui, l’onnipotente “bon Signore”, saprà certamente proteggerci e guidarci lungo i sentieri della storia e nel quotidiano farsi “bastone” capace di evitare le cadute.
Ora attraverso questa pagina de “Il Cenacolo” che da tanti mesi accoglie i nostri scritti, desideriamo condividere con voi un proposito, una richiesta e una speranza. Quest’anno rivolgeremo al Signore una domanda di famiglia e lo faremo presentando le tante gioie che ci ha donato e le sofferenze che ci portiamo dentro e che, grazie al suo sostegno, condividiamo nei nostri colloqui di coppia senza cercare di turbare i familiari e gli amici. A voi tutti, ma soprattutto alle famiglie, desideriamo augurare di vivere la gioia dell’incontro con Gesù e che da questo incontro vero e profondo possa rinascere la speranza di un futuro pieno di una umanità nuova. La speranza è quella che anche nei rapporti umani il livello della condivisione e della com-passione cresca in maniera visibile perché, crediamo, che ci sia tanto, tanto bisogno di solidarietà e vicinanza.
Il tempo del Natale poi, è il tempo nel quale la famiglia vive un momento molto particolare, un momento nel quale la memoria riannoda i fili e presenta la panoramica della vita evidenziando le gioie e le sofferenze; mostra le assenze e i vuoti accanto a noi, mette in luce i momenti belli e quelli tristi, colora le stagioni con le tinte più appropriate. E’ questo il tempo che ciascuno ha bisogno di vivere con serenità e soprattutto con speranza. Sperare, infatti, è il grande messaggio di sempre, è il grande aiuto della vita, è il sostegno dei momenti bui. Mai perdere la speranza e, quindi, ciascuno è chiamato a sostenere la speranza degli altri facendosi compagno di viaggio di chi vive momenti difficili. Il Natale, perciò, è il tempo nel quale siamo chiamati a moltiplicare le energie a rinnovare gli sforzi perché la solidarietà non venga mai meno e ciascuno possa avere sempre accanto qualcuno che, senza essere esplicitamente interpellato, sappia sostenere i bisogni e le attese. L’invito a tutti, allora, è quello di visitare i malati, gettare lo sguardo sulle famiglie che vivono il disagio del lavoro o di altra natura, porre in essere gesti e azioni capaci di far sentire il calore umano
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