La preghiera nella coppia: tra silenzio e stuoore - Comunità del Diaconato in Italia

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La preghiera nella coppia: tra silenzio e stuoore

Il Mio Contributo > 2009
La preghiera nella coppia: tra silenzio e stuoore
Posted on by admin
Silenzio e Stupore
Parlare della preghiera è un compito molto arduo. Ci sono molte testimonianze sulla preghiera, molte definizioni di essa; sono state dedicate lunghe ore di meditazione e di riflessione e il cuore dell’uomo, sempre in ricerca dell’Assoluto non si è mai stancato di approfondire il discorso sulla preghiera. Sentiamo la sorpresa e lo stupore per le parole che i discepoli rivolgono a Gesù: “Signore, insegnaci a pregare”. Viene spontanea una domanda: Si può insegnare la preghiera? Non è forse la preghiera una effusione spontanea dello spirito, per cui nella preghiera lasciamo uscire i nostri sentimenti, i desideri più intimi, personali, profondi? Quante volte nell’ insegnare la preghiera la rendiamo rigida, meccanica, impersonale, non spontanea e sincera? Eppure i discepoli dicono: “Signore, insegnaci a pregare”. Perché? Perché la preghiera, secondo la S. Scrittura, è anzitutto dialogo, è incontro e comunione. Per questo la preghiera presuppone la conoscenza di Dio, così come presuppone la coscienza di quello che noi siamo davanti a Dio. La preghiera non è una cosa, non è un oggetto, ma un’azione, o meglio, una relazione da vivere tra l’uomo e Dio (io e TU). Ma se la preghiera è un incontro personale con una Persona, come fa una coppia a pregare “insieme” Dio? La Chiesa non ci lascia una tradizione, manca una riflessione ampia e sistematica sulla preghiera di coppia ma proprio grazie a questa assenza di una tradizione ci ha portati a vivere la preghiera in coppia come una risorsa libera e creativa che parte proprio dalla nostra quotidianità. All’inizio della nostra relazione di coppia la preghiera era una presenza da sfondo, un arredo dell’anima, era relegata nel suo mondo sacro, si pregava solo in caso di grave necessità o forse per timore. La nostra era puro fideismo, prediligevamo la preghiera esasperata, esaltata; questo modo di pregare si insinuò nella nostra spiritualità, con la ricerca di visioni e miracoli, con la predilezione per le espressioni esteriori, così ben presto abbandonammo la paziente e costante formazione interiore. La preghiera di coppia che doveva essere qualcosa di nuovo, qualcosa che avrebbe dovuto dare un significato diverso al nostro Sacramento diventò solo la somma di due preghiere. Quindi, le nostre erano “le preghiere” non la “preghiera”; preghiere con parole precise, ordinate, con frasi complete ma queste preghiere in poco tempo diventarono sterili e senza senso. Il repertorio finì presto e “le preghiere” diventarono banali, ma fu proprio in quel momento che ci guardammo negli occhi e nel silenzio scoprimmo la “preghiera” intensa, profonda, sincera; avevamo intravisto l’Altro nell’altro, in noi stava nascendo un dialogo autentico e profondo che ci liberava dall’egoismo e dalla solitudine e ci apriva al mistero della comunione con Dio e con gli altri. Capimmo che pregare non era un’imposizione ma un dono; non era una costrizione ma una possibilità; non era un peso ma era gioia. La preghiera diventò il respiro della nostra anima che abbracciava tutto ciò che faceva parte della nostra vita. Tutto trovò in essa la propria voce. Ritrovammo la capacità dei stupirci, di guardare la realtà con occhi puri, come quelli del bambino. Attraverso la preghiera fatto di silenzio e mano nella mano abbiamo purificato lo sguardo, sostato nella quiete, abbandonato la mera logica dell’utile. Silenzio e stupore. Iniziamo sempre la nostra preghiera nel silenzio di un abbraccio, di una carezza, di un’attenzione nella certezza che in quel tacere puro e denso scopriamo la voce di Dio, perché è nel silenzio del cuore che Dio parla. E nel silenzio che chiediamo al Signore di penetrare i nostri oscuri recessi ove nascondiamo segreti che non osiamo riesumare; e nel silenzio che lasciamo cadere le scorie di tante piccole e interessate domande affiche si trasformino in un’offerta totale di noi sposi, dei nostri limiti e dei nostri mali, perché le mani del Signore ci plasmino come creature nuove. Ecco, allora, la necessità di lasciare spazio allo Spirito perché ci guidi in una preghiera che non impetri solo vantaggi, doni, successi. Più che implorare “grazie” chiediamo la “Grazia” divina che trasformi il nostro cuore e la nostra vita di sposi.
Concetta e Salvatore Monetti
Una coppia al servizio della famiglia
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