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La morte tra forza, coraggio e fede

Il Mio Contributo > 2008
La morte tra forza, coraggio e fede
Posted on by admin
di Francesca Maria e Vincenzo TESTA
Una luce che abbaglia, il tepore di una mano che si congiunge alle nostre e ci guida su sentieri verdi e ricchi di ruscelli e poi…poi gli occhi si aprono su un cielo azzurro illuminato da un sole brillante come non mai. Davanti a noi si aprono le profondità dell’eterno, del sempre stato, del Creatore, unico Signore. Così immaginiamo il trapasso da questo mondo a quello dell’eternità dove vedremo il nostro Dio “faccia a faccia” e conosceremo, finalmente, i misteri che tanto ci hanno accompagnato su questa terra.
Nella descrizione di questo scenario incantato; umano, forse troppo umano, si nascondono paure, attese, bisogni e barlumi di fede solo appena accennati. E’ il sogno di una coppia, la nostra, che cerca la rotta in questo viaggio sulla terra provando a battere le proprie ali all’unisono. Tutto questo per tentare di volare sempre più alto non dimenticando, però, di gettare uno sguardo di com-passione sui fratelli e le sorelle che incontra qua e là sulle strade della vita.
In questi ultimi giorni lo sguardo si è posato su una coppia di amici, amici carissimi, che stanno vivendo l’esperienza del distacco dal figlio chiamato alla casa del Padre in maniera improvvisa e inaspettata. Una morte ingiusta? La “chiamata” di un giovane brillante medico. Un ragazzo dal carattere eccezionale. Quello che si suol dire “un bravo ragazzo”. Il figlio che tutti vorrebbero avere. “Sostegno e amico di vita e di sogni”, hanno scritto di lui, i carissimi genitori. Le parole, anche le più belle, anche le più poetiche sono un nulla di fronte a questi eventi. Solo il silenzio, un profondissimo silenzio che si muove tra le fronde degli alberi e accarezza i nostri sensi è la risposta più idonea in queste circostanze.
Condividere questo silenzio con la famiglia è l’esperienza più forte, più autentica e, forse, tra le forme di partecipazione la più eloquente. Quella fra tutte le possibili che meglio sa gridare le parole che non riescono a varcare la soglia delle labbra e che senza suoni toccano le corde delle emozioni più profonde. Stare in silenzio, perciò, davanti al corpo di un uomo è il modo per esprimere chiaramente quella volontà di sapersi fare “compagni di viaggio” tra le pieghe di un mondo che sa riservarci momenti di grande difficoltà. Si tratta di fatti, circostanze ed episodi da affrontare non tanto con forza, non tanto con coraggio ma con la fede nel Cristo Risorto
Il silenzio, quindi, sa condurre le nostre emozioni su onde capaci di portare un messaggio e una parola da fratello e fratello, da sorella a sorella, da amico ad amico. Sostenuti dalla fede e dalla certezza che tutti risorgeremo possiamo cercare di continuare i nostri passi piccoli, incerti e lenti pronti a comprendere i momenti di debolezza, e a digerire le ansie e i turbamenti, tutti umani, che a volte ci assalgono e sembrano prendere il sopravvento.
Non possiamo, però, mai cedere definitivamente alla paura; non possiamo perdere la speranza; non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo precipitare nel vuoto dello sconforto.
La fede nel Cristo Risorto; la sicurezza che il suo sguardo di accompagna; la convinzione profonda che le sue parole attraversano il nostro cuore ci danno la forza e il coraggio necessari ad affrontare il tratto che ancora ci resta da percorrere in questo mondo.
Il Signore ci chiama a farci “compagni di viaggio” l’uno dell’altro, ci chiama a rendere visibile la sua presenza. Non è facile, non è semplice, non è sempre possibile, eppure, dobbiamo tentare. A questi nostri carissimi amici, ai loro figli e a tutte le famiglie toccate dal dolore umano per la perdita di un caro giunga, in questo mese di novembre il nostro più forte e intenso abbraccio di pace. Giunga il sostegno della preghiera, quella che sa parlare al cuore e che instancabilmente si muove attraversando tutto il nostro corpo in un fremito continuo e incessante. Una preghiera che sa muoversi in armonia con i nostri passi e con il nostro respiro profondo permettendo la trasformazione del nostro essere in una lode perenne al creatore.
Vorremmo riuscire a trasmettere ai nostri amici e a tutti gli altri che non ci conoscono l’armonia di una voce silenziosa che nella notte buia e nelle tenebre di questo mondo ripete continuamente “Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me”.
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