La locanda dell’accoglienza - Comunità del Diaconato in Italia

Vai ai contenuti

Menu principale:

La locanda dell’accoglienza

Il Mio Contributo > 2008
La locanda dell’accoglienza
Posted on by admin
di Francesca Maria e Vincenzo TESTA
Mentre cammini tra i marciapiedi del centro cittadino incroci tante persone: hanno i volti anonimi, lo sguardo assente, il passo veloce, le mani scendono lungo i fianchi e oscillano come pendoli perfettamente sincronizzati sul movimento delle gambe. Tutto procede freneticamente, solo tu sembri assorto in un’estasi senza tempo. Vaghi con lo sguardo perso tra le vetrine addobbate e qua e la un barbone si frega le mani per riscaldarsi almeno un po’. Vorresti trovare uno sguardo amico, accogliere il sorriso caldo di un conoscente, stringere la mano di una persona cara. Ma nulla di tutto questo accade.
Sei arrivato in fondo alla via, le luci sembrano smorzarsi e in un angolo della piazzetta scorgi un portoncino marrone accanto al quale un gatto giace raggomitolato sul tappeto. L’uscio è appena socchiuso e s’intravede il bagliore di una luce tiepida. Ti avvicini con prudenza, non vuoi disturbare il gatto, ma sei curioso; sei quasi nelle vicinanze dell’uscio e il tuo volto getta lo sguardo per sbirciare dentro. Ecco che all’improvviso una mano ti si poggia sulla spalla destra. Hai un balzo di paura, ma subito una voce calda e profonda ti sussurra: “Ehi amico posso fare qualcosa per te?”. Ti giri, vedi un’ombra vestita di grigio il volto non ti è familiare ma dal colletto bianco riconosci che si tratta di un sacerdote. Si, è proprio il sacerdote della parrocchia che stava per entrare anche lui in quel luogo. Ti invita a seguirlo con un fare familiare. Forse tu non cercavi altro. Vorresti ritrarti e rifiutare ma non ci riesci. I suoi modi sono gentili, mostrano passione e soprattutto sono calmi e sicuri.
Lo segui. Entri nel piccolo corridoio che subito dopo di apre su un atrio sul quale si affacciano alcune stanze. Diverse di queste sono illuminate. Ti accorgi che sei entrato in un antico chiostro. “Ma dove siamo?”, chiedi con tono di meraviglia. “Siamo nella locanda dell’accoglienza della Chiesa di San Francesco” dice il sacerdote. Non è né giovane, né vecchio ma ha un modo di fare che ti prende subito e ti coinvolge. “Come ti chiami?” chiede il don. E tu subito rispondi. Sembra già di conoscerlo da chissà quanto tempo. Ti porta in uno dei locali dove le luci sono accese. Ci sono tante persone. All’ingresso noti una scritta che dice: “famiglie in rete”. La scritta è già tutto un programma. Ci sono vari tavoli con sedie intorno. Sono quasi tutte occupate. Ma che succede? Ti chiedi sorpreso. Non sai rispondere ma cogli che c’è qualcosa di nuovo nell’aria. E’ come se la speranza che da sempre hai coltivato nel tuo cuore avesse trovato una sua realizzazione vera e concreta. Un desiderio da sempre sedato ha preso consistenza trasformandosi in realtà. Un signore ti nota e ti chiama chiedendoti dove abiti. Rispondi. Lui pensa un attimo e ti indica il tavolo dove prendere posto. “I punti rete della tua zona sono già riuniti. Aggregati”. Là c’è tanto bisogno di un aiuto. Il don, intanto, osserva e sorride. Tu sei ancora smarrito ma l’atmosfera è calda e accogliente. Una vera locanda dell’accoglienza, dove il gusto dello stare insieme riesce a far dimenticare gli affanni del quotidiano e il sorriso della persona che ti siede accanto è come una calamita che invita ad aggiungere la tua parola per costruire una città più solidale. Ma ecco all’improvviso la luce va via. Non vedi più niente, il buio ha preso il sopravvento ti svegli e scopri che stavi in un sogno. Vorresti tornare indietro; sei sereno, non ti era mai capitato nulla di simile nella vita; tutto era armonia, pace e gioia. E ti chiedi sarà mai possibile realizzare anche nella tua realtà qualcosa di simile e/o tentare di realizzarlo. Certo che puoi contribuire a realizzarlo. Rimboccati le maniche forse il tuo parroco ti sta già aspettando e se non è così puoi tentare tu di suggerirgli questa idea. Se non ci ha pensato puoi essere tu la luce che illumina il suo fare. I locali? Certamente ci sono dei luoghi dove realizzare questa “locanda” e insieme agli altri amici del quartiere o del tuo paese, fosse anche piccolo e povero, questa idea troverà un modo per farsi storia. Non una storia uguale ovunque ma tante storie diverse capaci di incarnare nel tuo spazio e nel tuo tempo l’eterno messaggio d’amore del Padre che vuole camminare con le tue gambe, che vuole guardare con i tuoi occhi, ascoltare con le tue orecchie, e lavorare con le tue mani guidate dal tuo cuore. La locanda della tua parrocchia, gestita e abitate dalle famiglie sarà il luogo della speranza del tuo territorio. 
Torna ai contenuti | Torna al menu