Intervista al teologo Giovanni Rota - Comunità del Diaconato in Italia

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Intervista al teologo Giovanni Rota

Diaconato > Dibattito diaconato > Seminario 17 - 19 novembre 2008 Ciampino
Intervista al teologo Giovanni Rota
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E’ un fatto positivo –
esordisce il teologo
 
Giovanni Rota
, 
docente di ecclesiologia a Bergamo
- che dopo anni, la Cei abbia organizzato un seminario che ha coinvolto i Vescovi, i formatori e anche i rappresentanti dei diaconi di tutta Italia”. 
Promosso e organizzato dalla Commissione Episcopale per il Clero e la Vita Consacrata sul “Diaconato permanente nella Chiesa italiana oggi” ha avuto come tema centrale “Criteri di discernimento e itinerari di formazione”.
Il primo risultato fecondo è stato quello di fare una fotografia a più voci di cosa è il diaconato in Italia oggi. “
Abbiamo riconosciuto
 
–dice Giovanni Rota-
 
che ci sono diversi percorsi ma che tutto sommato si va verso criteri di discernimento e di formazione comuni. Il primo criterio
 
–prosegue-
 
è quello della ecclesialità. Non si ordinano diaconi per se stessi ma per il servizio alla Chiesa, in particolare per la Chiesa diocesana. Di conseguenza il candidato deve avere un forte senso di ecclesialità e di collaborazione con i presbiteri e anche con i laici. Inoltre ci siamo accorti che nel servizio ci sono sottolineature diverse. Qualche diocesi gli impegna soprattutto nella pastorale parrocchiale, altre nei servizi caritativi più diversi ed espressione della carità della diocesi. Pur nella differenza è nata l’esigenza di lavorare sulla identità del candidato al diaconato e del diacono. Ma mano che si riuscirà a precisare questo si riusciranno a delineare meglio anche i criteri di discernimento
”.
Ma a proposito della identità del diacono il teologo Giovanni Rota evidenzia come il diaconato nella chiesa latina sconta la sua novità. Sono trascorsi, infatti, solo 40 anni dalla sua restituzione e ripristino. “
Chiaramente
 
–dice-
 
dopo mille anni che la Chiesa latina ne ha fatto a meno è ovvio che non è così facile che trovi il suo posto. Chiaramente i suoi compiti sono stati assorbiti dai presbiteri e dai laici e adesso, però, bisogna che, con calma, ma anche con sicurezza si cerchi di individuare a livello pratico, a livello di spiritualità e di teologia la sua figura nella Chiesa. Certamente è emerso un fattore chiaro: il diacono non deve essere un sottoprete e non deve essere semplicemente un laico impegnato ma un altro braccio del Vescovo nel servizio che il Vescovo opera a favore della comunità cristiana con un suo ruolo, una specificità e una spiritualità sua propria. Più precisamente si è sottolineato e anche i documenti della Chiesa lo sottolineano che tutto ciò si può realizzare sia a livello parrocchiale che nei servizi interparrocchiali o diocesani. Non si può pensare ai diaconi secondo un modello di serie b
”.
Quale è allora il futuro per i diaconi? Cosa ci si può attendere? “
La presenza di tanti Vescovi che poi porteranno nella Conferenza Episcopale Italiana le istanze, le domande concrete che sono emerse permette di sperare che su alcuni nodi concreti i Vescovi italiani diano delle risposte. L’identità del diacono va pensata all’interno di una Chiesa ministeriale e carismatica. Spezzare una pratica che è tutta concentrata sul presbitero per costruire una pratica che lavora in comunione con i vari ministeri e i vari carismi è cosa che si realizza pian piano però certamente con fermezza nel futuro. Il diaconato serve, -
conclude
- a ridefinire la Chiesa. Perché ogni figura nuova costringe la Chiesa a ridefinirsi e le altre figure della pastorale a trovare di nuovo la loro collocazione
”.
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