Intervento al 25º convegno nazionale - Comunità del Diaconato in Italia

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Intervento al 25º convegno nazionale

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SINTESI DEI GRUPPI DELLE SPOSE



Il gruppo delle spose intervenuto al 25º convegno nazionale della comunità del diaconato in Italia a Campobasso dal cinque all'8 agosto 2015, era numeroso e ben assortito dal punto di vista della provenienza, in quanto erano grossomodo rappresentate la maggior parte delle diocesi. Quest'anno il tema era di particolare interesse: la famiglia del diacono scuola di umanità ed ha favorito uno scambio di opinioni vivace e prezioso per i suoi contenuti.

Dopo una breve presentazione, si è passati subito a discutere sul modo in cui la famiglia diaconale (dove per famiglia diaconale si intende quella famiglia in cui il marito è diacono ) può essere scuola di umanità e se in questo si differenzia da una qualunque altra famiglia cristiana, unita dal sacramento del matrimonio.
Ci si chiede anche, se e come, il sacramento dell'ordine sacro nel grado del diaconato permanente, si innesti nel sacramento già esistente del matrimonio e renda la famiglia del diacono uno strumento di umanità nelle mani del Signore. Tutto ciò è visibile al di fuori di essa?
 
Il dibattito si è subito animato e le testimonianze delle spose non sono mancate.
Quasi tutte le mogli riferiscono di vivere serenamente la vocazione diaconale del marito e di parteciparvi ognuno secondo le proprie possibilità e capacità.
La famiglia del diacono non è una famiglia perfetta e non si deve porre come maestra nei confronti delle altre famiglie.
In essa si cerca di vivere una vita cristiana, piuttosto è stato messo in evidenza che gli sposi dovrebbero fare un cammino insieme sia prima che dopo l'ordinazione, al fine di rendere più matura la vocazione ricevuta e non sentire il sacramento dell'ordine come un limite per la vita matrimoniale e di coppia come purtroppo accade per qualcuna.
Questo percorso può aiutare la coppia, ed in particolar modo la sposa, quando il servizio del marito è particolarmente assorbente, perché la diaconia sia vissuta come dono di amore da parte di Dio e sacramento di fecondità per la famiglia stessa.
 
Alcune spose hanno anche detto che il sacramento del diaconato ha dato alla copia una maggiore sicurezza nella fede, nonostante in certi momenti le difficoltà e le incertezze prendessero il sopravvento, la grazia sacramentale ha aiutato queste famiglie ad affidarsi a Dio con l'obbedienza, anche talvolta senza comprendere interamente il progetto del Signore. 
 
Ci si è chiesti a questo punto ancora di più cosa renda particolare la famiglia diaconale rispetto ad una famiglia cristiana.
Sicuramente si è evidenziato una maggiore responsabilità nel vivere alla sequela di Cristo, responsabilità e coerenza non occasionale, ma definitiva, "permanente" proprio come è indelebile il sacramento dell'Ordine sacro.
 
Se si volessero comunque evidenziare le caratteristiche che la famiglia diaconale deve sicuramente possedere, si potrebbe indicare che essa è una famiglia che vive l'accoglienza in tutte le sue forme e manifestazioni, che sa fare spazio, che sa tenere la porta aperta, che non allontana chi fa scelte diverse (es. figli che si separano o che scelgono di costruire una famiglia fuori del matrimonio). La famiglia diaconale è una famiglia in cui si conserva sempre viva la speranza e si impara a vivere i momenti di fatica e di fallimento affidandosi al Signore. Anche la sofferenza si impara a considerarla come un momento di crescita.
La famiglia del diacono è una famiglia che ha cuore non solo il suo bene, ma quello di tutte le famiglie del territorio in cui si trova, affiancandosi a loro nei momenti difficili e talvolta facendosi anche carico dei loro problemi.
La famiglia del diacono è una famiglia in cui un posto primario è occupato dalla preghiera personale e di coppia, ma anche dall'Eucaristia e dall'ascolto della Parola di Dio, e questo la aiuta a far crescere la relazione d'amore con Gesù sia nella coppia che nel rapporto con i figli ed ancora a portare al di fuori di essa l'esperienza dell'incontro con Dio.
 
Nella famiglia diaconale spesso la moglie sposa il progetto di servizio del marito diacono e se è possibile, lo aiuta fattivamente, altrimenti quando non è possibile lo aiuta con la vicinanza, con la prossimità, con quella tensione che si accorge delle difficoltà del marito e che lo sostiene, lo incoraggia e lo consiglia.
 
La famiglia del diacono non è una famiglia "arrivata", che ha tutte le risposte e che ha superato ogni problema. Essa non smette di interrogarsi sul proprio essere e sulla chiamata del Signore ad un determinato servizio, perché più si interroga e più trova Dio che le dà luce.
 
L'umanità della famiglia del diacono sta anche nella vera accoglienza del servizio e nel riconoscimento dell'importanza del ministero della Parola che svolto da un ministro ordinato, è svolto in nome della Chiesa stessa.

È importante che non si pensi tanto a fare quanto ad essere vivendo la gioia dell'incontro con Cristo.
Chi guarda la famiglia del diacono deve essere in grado di vedere come opera l'Amore di Dio in mezzo al suo popolo.
Tutto questo deve caratterizzare uno stile di vita proprio della famiglia diaconale, che sia di riferimento e di esempio per le altre famiglie.

Solo in qualche caso si è evidenziata da parte di qualche moglie la pesantezza di essere moglie di un diacono molto attivo, ma come qualcuno ha ricordato, occorre capire che il Signore nulla toglie ma tutto trasforma ed a chi "è stato fedele nel poco" concede sempre di essere parte della gioia nell'eternità.
 
Ornella Di Simone 
Referente delle spose nella Comunità del diaconato in Italia  
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