Il diacono Gianni Chirico - Comunità del Diaconato in Italia

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Il diacono Gianni Chirico

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Un interminabile tappeto di nuvole ed eternità…

È su quella sterminata prateria, priva dell’umano ticchettio delle lancette del tempo, che, al risveglio, in questo nostro primo lunedì d’agosto all’ombra del campanile di San Giorgio, gli occhi del cuor nostro scorgono Gianni, Gianni Chirico, il Diacono Gianni…
Tra le dita, Gianni, stringe il suo nuovo certificato di residenza. Alla voce … città di residenza … leggiamo: Gerusalemme Celeste…
Gli occhi di Gianni han smesso di badare alle cose di quaggiù al pomeriggio del tre d’agosto, ai primi vespri, insomma, della Diciottesima Domenica del Tempo Ordinario…

L’ultimo saluto, la sua Diocesi, che ha amato e servito come Uomo, Marito, Padre e Diacono Permanente, gliel’ha tributato nel primo pomeriggio del quattro d’agosto, domenica, in una stipata, fino all’inverosimile, Chiesa di “San Giorgio della Vittoria”.
A presiedere il solenne Rito Funebre è l’Arcivescovo Emerito di Reggio Calabria – Bova Mons. Vittorio Luigi Mondello. Diversi i sacerdoti che concelebrano, tanti i Diaconi che vivono il Divin Sacrificio assiepati ai lati della bara, adagiata a terra, ai piedi dell’Altare…
Tra le pareti e le volte del Tempio della Vittoria si respira aria malinconica, le lacrime sanno di lacerante distacco e di gratitudine a Dio; i ventagli s’agitano freneticamente fra le nervose mani di chi c’ha drammatica consapevolezza che quella voce e quella sorriso ora potranno contemplarli solo serafini e cherubini…

All’omelia, paternamente e sapientemente radicata nella vita del suo Diacono, Mons. Mondello attacca sottolineando che “in Gianni abbiamo visto un cristiano autentico, che lungo l’arco della sua vita s’è adeguatamente preparato per incontrare il Signore. Ed oggi, Gianni, vive nella gioia di Dio: a vivere appieno questa nuova dimensione s’è preparato ascoltando e, soprattutto, mettendo in pratica la Parola di Dio”.
E l’odierna Liturgia della Parola, continua l’Arcivescovo, “ci aiuta a meglio comprendere la figura di Gianni. Nel Vangelo Gesù ricorda a ciascuno di noi che non è ci è vietato accumulare, su questa Terra, delle ricchezze:piuttosto, ribadisce il Cristo, è essenziale, per ognuno di noi, accumulare, su questa Terra, tesori per il Cielo. E i … tesori per il Cielo … sono le nostre opere buone, che ci seguiranno anche nell’altra vita. I beni materiali resteranno qui, su questa Terra: dovranno da noi essere sapientemente usati e condivisi con gli altri…”
Evidentemente, chiosa Mons. Mondello, “il Signore vuol dirci che piuttosto che avere dei beni, noi dovremmo impegnarci a far del bene: rispettare gli altri, interessarci agli altri, condividere con gli altri… E Gianni, questa pagina del Vangelo, lungo l’arco esistenziale, ha dimostrato non solo d’averla ben compresa, ma d’averla concretamente messa in pratica…”

E per meglio far comprendere questo passaggio, il Presule apre lo scrigno dei ricordi: “ho conosciuto Gianni circa trent’anni fa; era sposato da poco ed aveva due bambine piccole, oggi grandi e sposate….! Viveva, assieme a Giovanna, sua moglie, annunciando la Parola di Dio ai fidanzati e, attraverso il cammino della Equipe Notre-Dame, alle giovani coppie, aiutandole ad essere autentiche famiglie secondo il cuore di Cristo. Come lo fu la famiglia di Gianni, una famiglia autenticamente cristiana. Ma … Gianni … io … l’ho conosciuto veramente quando ha cominciato a soffrire della malattia… Circa due anni fa, già malato, al pomeriggio veniva a prendermi, accompagnandomi, in macchina, in parrocchie e luoghi dove ero stato chiamato… Un giorno, a un certo punto, mi dice: so che con questa mia malattia si può guarire, ma si può anche morire… Qualora il buon Dio avesse deciso per la mia morte io … accetto volentieri la sua volontà. Sono pronto ad incontrare il Signore. Sono felice di poterlo incontrare faccia a faccia… Ecco, Gianni non faceva discorsi, non si perdeva in chiacchiere: Gianni metteva in pratica con la sua vita quanto aveva appreso dalle Scritture…”
Ed avviandosi alla conclusione, Mons. Mondello esorta tutti quanti a “ringraziare il Signore per averci donato questo nostro fratello Gianni. Ringraziamo poi Gianni per il tanto bene che ha fatto, con la sua vita e col suo Ministero di Diacono Permanente. Per lui chiediamo al Signore di dargli l’eterna felicità; ai suoi familiari, alla moglie, alle figlie ad ai parenti e amici tutti, il nostro affettuoso abbraccio ed il conforto che nasce dalla nostra sincera e vera preghiera”
Al momento della Preghiera dei fedeli, all’ambone, salgono quattro dei giovani sposi che hanno sperimentato la … sapienza del cuore di Gianni, e di sua moglie Giovanna…

All’Altare prestano servizio i Ministranti di Condera, quegli stessi ragazzi che han vissuto lunghi anni gomito a gomito col Diacono Gianni Chirico e con l’allora Parroco don Nuccio Cannizzaro, oggi parroco di “San Giorgio della Vittoria”. A seguire, con materno occhio, l’azione liturgica dei Ministranti è Giada Plutino, che, al Tempio della Vittoria, coordina proprio l’agire dei Ministranti.
Ad affiancare l’Arcivescovo, don Nuccio e i tanti preti e diaconi è Michele D’Agostino, seminarista, giunto oramai per grazia e voler di Dio alla soglia del presbiterato, che proprio sotto al mantello del Cavalier San Giorgio ha avvertito l’esigenza di farsi tutto in Colui che gli dà forza…
All’organo è Carmen Pegna a dar vita a note e melodie: a dar loro parola è, invece, Katia Chirico, la figlia di Gianni che, per espressa volontà del papà, canta la … paterna Messa funebre…

Al termine della Solenne Concelebrazione Eucaristica tocca a don Gianni Polimeni, Vicario Generale dell’Arcidiocesi reggina-bovese, leggere il messaggio dell’Arcivescovo Morosini, trattenuto fuori sede.
Quindi, all’ambone, s’accosta don Nuccio Cannizzaro: tra le mani stringe il “Testamento Spirituale di Gianni, da lui scritto più o meno un anno fa, proprio in estate… Leggerò solo qualche passo: sarà poi la famiglia a decidere se renderlo interamente pubblico…”
Ora, noi, non ci permettiamo di trascrivere quei passi letti da don Nuccio: li abbiamo fedelmente appuntati sul taccuino nostro, ma, per paura di metter male anche una sola virgola, non trascriviamo nulla, poiché non vogliamo minimamente stravolgere il testo del Diacono Gianni…
Piuttosto, ci permettiamo rivivere il volto di don Cannizzaro proprio mentre leggeva quei passi: noi, in quel volto suo, abbiamo scorto … si la sofferenza per quello squarcio venutosi a creare nel cuor suo, con quel suo pezzo di cuore – il suo Diacono Gianni – trasferitosi dalla Terra al Cielo … ma, dicevamo, abbiamo scorto una disarmante serenità…

Ebbene si: don Antonio Concetto Cannizzaro – don Nuccio per tutti! – è Uomo di Dio affatto avvezzo al burocratese e al formalismo. È prete che si permette di lasciar fare, attraverso la sua vita, a Dio…
E così, preparando la Chiesa per il Rito funebre, collocando ai piedi dell’Altare il Cero Pasquale, don Nuccio avrà rivissuto quella notte del venti aprile, proprio di quest’anno. Quell’ultimo Exsultet che il buon Dio concesse al Diacono Gianni di cantare nell’ultima sua Notte di Pasqua su questa porzione di Terra e di umana storia. E quell’ultimo Cero Pasquale che il Diacono, come chiaramente spiegato da don Nuccio in una delle catechesi del mercoledì, benedice proprio con quel testo cantato…
Ora quel Cero arde sulla testa dormiente di Gianni…

A un certo momento, lungo la Liturgia Esequiale, la fiammella quasi sparisce, nascondendosi tra le rotonde pareti di cera. Di quella fiammella s’avverte il profumo e si nota la luce. Ma lei, la fiammella, non si vede…
Proprio come il nostro Diacono Gianni: fisicamente non lo vedremo, abbracceremo, sentiremo più… Ne avvertiamo, però, l’esempio esistenziale … come macigno che grava sulle nostre povere e piccole vite…

E una voce, debole e sibillina, sta dicendoci: “fa’ questo e vivrai…”

Un bacio … amato Diacono Gianni…
                                    
Antonio Marino
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