Famiglia solidale: baluardo per la rinascita - Comunità del Diaconato in Italia

Vai ai contenuti

Menu principale:

Famiglia solidale: baluardo per la rinascita

Il Mio Contributo > 2008
Famiglia solidale: baluardo per la rinascita
Posted on by admin
di Francesca Maria e Vincenzo TESTA
Il sole del mattino scioglie le gocce di rugiada che fanno da corona ai gracili fili d’erba fresca che colora la terra e qua e la le margherite trapuntano i prati donandoci uno scorcio di straordinaria suggestione. E’, questa, l’immagine di della primavera inoltrata che già annuncia il maggio con i suoi roseti che danno grazia ai nostri giardini.
Siamo, così, di fronte ad una natura che ci parla del nostro creatore e ci offre una possibilità di aprire il nostro cuore sulla bellezza di un universo nel quale a volte ci sentiamo smarriti. Non sempre però, questo tempo così rapido e tumultuoso che stiamo vivendo ci consente di gustare le bellezze della creazione; il ritmo a volte ossessivo ci impedisce di sentire il profumo dei fiori e gli odori della campagna; la fretta ci distrae al punto da non riuscire a vedere gli occhi del nostro fratello che gridano aiuto; le tante cose che riempiono il nostro tempo non ci aiutano a vivere ne la dimensione della preghiera ne quella della carità. Tutto scorre velocemente e inesorabilmente dall’alba al tramonto e finiamo tra le braccia di morfeo stanchi e spesso anche delusi o ansiosi.
Fermare questa folle corsa, crediamo, stia diventando veramente una delle più straordinarie urgenze del nostro tempo. La nostra società ha, infatti, assunto a criterio ultimo l’efficienza, la produzione, il guadagno e la conquista delle “cose”. Chi non si uniforma è fuori dal contesto e a rendere la situazione attuale ancora peggiore è l’ossessiva crescita della competizione relegando il ritmo naturale delle cose in soffitta. Gli stessi programmi dei partiti incarnano nel proprio dna questa dimensione che a nostro modesto parere contribuisce, e non poco, a rappresentare una dimensione dell’umanità che ha del patologico.
Ci si trova così a vivere sdoppiati. Spieghiamo meglio. Da un lato c’è l’uomo naturale che deve rispettare i propri ritmi biologici e dall’altro l’uomo che chiameremo “artificiale” e cioè riprogrammato sulla base delle leggi economiche e del profitto. Chi non riesce ad “adattarsi” finisce ai margini. Si tratta di una marginalizzazione che, purtroppo, sta crescendo sempre di più e secondo ritmi proporzionali all’imposizione di logiche produttive sfrenate che sono supportate della attuale cultura economica che eleva il profitto a sistema mondiale.
Dobbiamo evidenziare che questa “patologia” sta invadendo tutti gli ambienti e non è difficile trovare strutture ecclesiali dove l’efficientismo e la logica della produzione non abbia attecchito presentando modelli che appaiono anche escludenti.
Verrebbe da dire “fermate il mondo (questo mondo) voglio scendere”. Ma sarebbe una resa senza condizioni che, invece, il cristiano non deve assolutamente decidere di fare. Siamo chiamati, crediamo, a mostrare che “un altro mondo è possibile”, che si può vivere anche diversamente, che questo modello di società non è quello che ci aiuta a vivere secondo natura e, quindi, secondo il disegno della creazione. Crescono nel mondo le psicopatologie, le povertà, il livello di paura e tutto il sistema appare sul tracollo sempre imminente.
Occorre allora che le famiglie, quelle che sono più sensibili ritrovino dentro di loro e fra loro (creando opportunità di scambio, confronto e mutuo aiuto) il modo per solidarizzare e dar vita a legami di reciproco aiuto e sostegno. Nelle parrocchie più sensibili possono nascere reti di solidarietà reciproca nelle quali, tutte le famiglie alla pari, trovino il sistema di uno scambio continuo e vero fuori dai meccanismi della produzione e dell’economia. Occorre iniziare a dar vita, dal basso, sulla scorta di un modello tutto da inventare, a piccole reti tra famiglie che alimentate dalla parola di Dio sappiano sostenersi con coraggio senza farsi prendere troppo dal vortice di una società che ti risucchia e ti attrae con tanti specchietti per le allodole. Questo modello sociale, infatti, ci appare sempre più contaminato dal virus dell’efficienza e del profitto a tutti i costi che sta snaturando il cuore dell’uomo. Fermare questa deriva è la vera priorità, la vera emergenza del genere umano. In questa direzione le famiglie non possono essere lasciate sole e la Chiesa, fedele interprete del messaggio evangelico, può rilanciare una “battaglia” di ampio respiro attraverso la quale ridare colore alla natura vera dell’uomo capace di donare a ciascuno il tempo per esercitare in pieno la propria vocazione senza subire violenza. 
Torna ai contenuti | Torna al menu