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6 – L’umiltà di Davide

Il Mio Contributo > 2008
6 – L’umiltà di Davide
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Affrontiamo una virtù che è commessa a quella vista l’altra volta. Dico connessa perché una vera umiltà (la virtù che vedremo questa sera) presuppone la libertà interiore. Vivere nell’umiltà significa esercitare la propria libertà.
Nel suo libro sugli Esercizi Spirituali, s. Ignazio, parla dei tre gradi di umiltà:
[165] La prima forma di umiltà è necessaria alla salvezza eterna e consiste nel ridimensionarmi e umiliarmi quanto più mi è possibile per ubbidire in tutto alla volontà di Dio Nostro Signore
[166] La seconda è una umiltà più perfetta della prima e si ha quando mi trovo nella condizione di non volere e neppure di inclinarmi a possedere la ricchezza piuttosto che la povertà, l’onore piuttosto che il disonore o a desiderare una vita lunga invece che breve, nella presupposizione che ciò sia la stessa cosa per il servizio di Dio e la salvezza della mia anima.
[167] La terza umiltà è perfettissima e si ha quando, includendo la prima e la seconda e consentendolo un’uguale lode e gloria della divina maestà, desidero e scelgo, per imitare e rassomigliare più effettivamente a Cristo Nostro Signore, la povertà con Cristo povero piuttosto che la ricchezza, le ingiurie con Cristo, che ne è ricolmo, piuttosto che gli onori, e preferisco di essere stimato stupido e pazzo per Cristo, che per primo fu ritenuto tale, anziché saggio e prudente in questo mondo.
Questa sera vedremo alcuni racconti del libro di Samuele, poi faremo un piccolo raffronto tra la figura di Davide e quella di Saul, per passare alla fine all’umiltà di Gesù.
 

I racconti
 
1) 1 Samuele 21,11-15

11
Quel giorno Davide si alzò e si allontanò da Saul e giunse da Achis, re di Gat.
 
12
I ministri di Achis gli dissero: “Non è costui Davide, il re del paese? Non cantavano in coro in onore di lui: Ha ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila?”.

13
Davide si preoccupò di queste parole e temette molto Achis re di Gat.
 
14
Allora cominciò a fare il pazzo ai loro occhi, a fare il folle tra le loro mani; tracciava segni sui battenti delle porte e lasciava colare la saliva sulla barba.
 
15
Achis disse ai ministri: “Ecco, vedete anche voi che è un pazzo. Perché lo avete condotto da me? Non ho abbastanza pazzi io perché mi conduciate anche costui per fare il folle davanti a me? Dovrebbe entrare in casa mia un uomo simile?”.
 

2) 2 Samuele 6,12-23

12
Ma poi fu detto al re Davide: “Il Signore ha benedetto la casa di Obed-Edom e quanto gli appartiene, a causa dell’arca di Dio”. Allora Davide andò e trasportò l’arca di Dio dalla casa di Obed-Edom nella città di Davide, con gioia.
 
13
Quando quelli che portavano l’arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli immolò un bue e un ariete grasso. 14Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Ora Davide era cinto di un efod di lino.
 
15
Così Davide e tutta la casa d’Israele trasportavano l’arca del Signore con tripudi e a suon di tromba.

16
Mentre l’arca del Signore entrava nella città di David, Mikal, figlia di Saul, guardò dalla finestra; vedendo il re Davide che saltava e danzava dinanzi al Signore, lo disprezzò in cuor suo.
 
17
Introdussero dunque l’arca del Signore e la collocarono al suo posto, in mezzo alla tenda che Davide aveva piantata per essa; Davide offrì olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore.
 
18
Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore degli eserciti
 
19
e distribuì a tutto il popolo, a tutta la moltitudine d’Israele, uomini e donne, una focaccia di pane per ognuno, una porzione di carne e una schiacciata di uva passa. Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua.
 
20
Ma quando Davide tornava per benedire la sua famiglia, Mikal figlia di Saul gli uscì incontro e gli disse: “Bell’onore si è fatto oggi il re di Israele a mostrarsi scoperto davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe un uomo da nulla!”.
 
21
Davide rispose a Mikal: “L’ho fatto dinanzi al Signore, che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi capo sul popolo del Signore, su Israele; ho fatto festa davanti al Signore.
 
22
Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi occhi, ma presso quelle serve di cui tu parli, proprio presso di loro, io sarò onorato!”.
 
23
Mikal, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte.
 

3) 2 Samuele 15,13-30:16,5-14

13
Arrivò un informatore da Davide e disse: “Il cuore degli Israeliti si è volto verso Assalonne”.
 
14
Allora Davide disse a tutti i suoi ministri c he erano con lui a Gerusalemme: “Alzatevi, fuggiamo; altrimenti nessuno di noi scamperà dalle mani di Assalonne. Partite in fretta perché non si affretti lui a raggiungerci e faccia cadere su di noi la sventura e colpisca la città a fil di spada”.
 
15
I ministri del re gli dissero: “Tutto secondo ciò che sceglierà il re mio signore; ecco, noi siamo i tuoi ministri”.
 
16
Il re dunque uscì a piedi con tutta la famiglia; lasciò dieci concubine a custodire la reggia.
17
Il re uscì dunque a piedi con tutto il popolo e si fermarono all’ultima casa.
 
18
Tutti i ministri del re camminavano al suo fianco e tutti i Cretei e tutti i Peletei e Ittài con tutti quelli di Gat, seicento uomini venuti da Gat al suo seguito, sfilavano davanti al re.
19
Allora il re disse a Ittài di Gat: “Perché vuoi venire anche tu con noi? Torna indietro e resta con il re, perché sei un forestiero e per di più un esule dalla tua patria.
 
20
 
Appena ieri sei arrivato e oggi ti farei errare con noi, mentre io stesso vado dove capiterà di andare? Torna indietro e riconduci con te i tuoi fratelli; siano con te la grazia e la fedeltà al Signore!”.
 
21
Ma Ittài rispose al re: “Per la vita del Signore e la tua, o re mio signore, in qualunque luogo sarà il re mio signore, per morire o per vivere, là sarà anche il tuo servo”.
 
22
 
Allora Davide disse a Ittài: “Va’, prosegui pure!”. Ittài, quello di Gat, proseguì con tutti gli uomini e con tutte le donne e i bambini che erano con lui.
 
23
 
Tutti quelli del paese piangevano ad alta voce, mentre tutto il popolo passava. Il re stava in piedi nella valle del Cedron e tutto il popolo passava davanti a lui prendendo la via del deserto.

24
Ecco venire anche Zadòk con tutti i leviti, i quali portavano l’arca dell’alleanza di Dio. Essi deposero l’arca di Dio presso Ebiatàr, finché tutto il popolo non finì di uscire dalla città.
 
25
Il re disse a Zadòk: “Riporta in città l’arca di Dio! Se io trovo grazia agli occhi del Signore, egli mi farà tornare e me la farà rivedere insieme con la sua Dimora.
 
26
Ma se dice: Non ti gradisco, eccomi: faccia di me quello che sarà bene davanti a lui”.
 
27
 
Il re aggiunse al sacerdote Zadòk: “Vedi? Torna in pace in città con tuo figlio Achimaaz e Gionata figlio di Ebiatàr.
 
28
Badate: io aspetterò presso i guadi del deserto, finché mi sia portata qualche notizia da parte vostra”.
 
29
 
Così Zadòk ed Ebiatàr riportarono a Gerusalemme l’arca di Dio e là dimorarono.

30
Davide saliva l’erta degli Ulivi; saliva piangendo e camminava con il capo coperto e a piedi scalzi; tutta la gente che era con lui aveva il capo coperto e, salendo, piangeva

5
Quando poi il re Davide fu giunto a Bacurìm, ecco uscire di là un uomo della stessa famiglia della casa di Saul, chiamato Simeì, figlio di Ghera. Egli usciva imprecando
 
6
e gettava sassi contro Davide e contro tutti i ministri del re Davide, mentre tutto il popolo e tutti i prodi stavano alla destra e alla sinistra del re.
 
7
Simeì, maledicendo Davide, diceva: “Vattene, vattene, sanguinario, scellerato!
 
8
Il Signore ha fatto ricadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto del quale regni; il Signore ha messo il regno nelle mani di Assalonne tuo figlio ed eccoti nella sventura che hai meritato, perché sei un sanguinario”.
 
9
Allora Abisài figlio di Zeruià disse al re: “Perché questo cane morto dovrà maledire il re mio signore? Lascia che io vada e gli tagli la testa!”.
10
Ma il re rispose: “Che ho io in comune con voi, figli di Zeruià? Se maledice, è perché il Signore gli ha detto: Maledici Davide! E chi potrà dire: Perché fai così?”.
 
11
Poi Davide disse ad Abisài e a tutti i suoi ministri: “Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita: Quanto più ora questo Beniaminita! Lasciate che maledica, poiché glielo ha ordinato il Signore.
 
12
Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi”.
 
13
Davide e la sua gente continuarono il cammino e Simeì camminava sul fianco del monte, parallelamente a Davide, e, cammin facendo, imprecava contro di lui, gli tirava sassi e gli lanciava polvere.
 
14
Il re e tutta la gente che era con lui arrivarono stanchi presso il Giordano e là ripresero fiato.
 

 
L’umiltà di Davide
 
1 Sam 21,11-15
. Questo episodio avviene subito dopo la “visita” al santuario di Nob e l’incontro con Achimelech. Dopo questo fatto, Davide fugge lontano da Saul e arriva da Achis, re di Gat. I servitori del re, quando vedono Davide si ricordano di quanto si cantava nelle feste dopo l’uccisione di Golia, ed hanno paura. Anche Davide, sentendo quello che dicono i servitori, ha paura, e allora, furbescamente, si finge pazzo, riuscendo così a salvarsi.
Più che un racconto di umiltà, può sembrare un racconto di prudenza umana, però ci mostra che a volte nella vita è utile passare un po’ per pazzi per tirarci fuori da difficoltà maggiori.
 

2 Sam 6,12-23
. Questo brano invece sottolinea la libertà di Davide di fronte al giudizio umano. Egli non ha paura nemmeno del giudizio di sua moglie. Il racconto è ricco di dettagli e narra il ritorno dell’arca. A proposito del
 
v. 23
 
ricordo che la discendenza sarà nella linea di Salomone, figlio di Betsabea. Questo episodio ci descrive l’assoluta libertà di Davide davanti al giudizio umano: Dio viene al primo posto e per rendergli onore e gloria non ci si deve curare delle critiche.
Per capire meglio l’atteggiamento di Davide, è interessante confrontare il passo con un racconto un po’ strano della vita di Saul (
1 Sam 19,18-24
). Davide, per fuggire all’ira di Saul, si era rifugiato presso Samuele. Saul, venutolo a sapere, invia messaggeri dal profeta per impadronirsi del giovane, ma questi furono investiti dallo spirito di Dio e cominciarono a profetare. Saul, ostinato, manda altri messaggeri, e altri ancora, ma il risultato è sempre lo stesso. Allora si decide ad andare personalmente, ma quando giunge a Rama “cadde anche su di lui lo spirito di Dio e andava avanti facendo il profeta finché giunse a Naiot di Rama. Anch’egli si tolse gli abiti e continuò a fare il profeta davanti a Samuele; poi crollò e restò nudo tutto quel giorno e tutta la notte. Da qui è venuto il detto: “Anche Saul è tra i profeti?”” (
vv. 23-24
).
Da una parte la Bibbia sottolinea la grandezza di Davide che, per far piacere a Dio, si mette a danzare incurante del giudizio umano; dall’altra l’ostinazione di Saul che, alla fine, viene preso dalla sua follia.
 

2 Samuele 15,13-30:16,5-14
. È l’episodio più importante perché vediamo Davide di fronte allo scacco e all’umiliazione più penosa. Assalonne, suo figlio, complotta contro di lui e la congiura cresce. Davide si vede costretto a fuggire da Gerusalemme per lasciare il campo libero al figlio. Il racconto evidenzia tre punti: il carattere sacro della fuga, la calma di Davide di fronte alla situazione, e il suo abbandono al disegno di Dio.
La fuga si svolge come una processione, in grande dignità. Davide ha raggiunto un’altissima statura spirituale. Non lotta contro il figlio, preferisce ritirarsi accettando l’umiliazione, e nella sua decisione c’è un totale abbandono ai disegni di Dio, una grande espressione di fede e di amore. Padrone della situazione sino alla fine, resta calmo e dirige tutto (vedere l’episodio con Ittài di Gat).
Un momento saliente che sottolinea la fede di Davide è al capitolo successivo, quando Simeì incomincia a insultarlo e maledirlo. Bello il dialogo con Abisài con la stupenda frase: “Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita: Quanto più ora questo Beniaminita! Lasciate che maledica, poiché glielo ha ordinato il Signore. Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi”. Tutto il racconto è molto bello e fa venire in mente i canti di Isaia (
capp. 52-53
). Possiamo fare un raffronto con le nostre reazioni davanti alle umiliazioni, quando vorremmo subito rispondere, reagire, senza saper vederle nella luce del disegno di Dio. Davide non si lascia sopraffare dalla situazione, ha fede in Dio che l’ha amato e continua ad amarlo, non perde la calma. Il suo comportamento nell’umiliazione riuscirà a rovesciare la situazione.

Quale impressione possiamo ricavare della figura di Davide da questi racconti? Innanzi tutto dobbiamo paragonarla con la figura di Saul. Il padre domenicano J.D. Barthélemy scrive: “Nel destino di Saul c’è un solo avvenimento, una sola iniziativa personale: lo smembramento dei buoi (
1 Sam 11,7
), preparato dalla messa in scena di Samuele a Rama e a Mizpa. Una volta che con questo gesto ha preso il potere personalmente, egli si ostina in questo potere tale e quale lo concepisce, e questa ostinazione lo fa andare contro i disegni di Dio” (
Dio e la sua immagine
, ed. Jaka Book).
È esattamente il contrario di Davide. Davide è elastico, non ha un’idea rigida del potere del re. C’è stato un momento in cui si è lasciato prendere dalla tentazione di salvare la dignità del re: è il momento del suo peccato (ricordate il nostro secondo incontro?). Durante tutto il resto della sua vita però mostra una grande flessibilità: danza davanti al Signore, accetta gli eventi contrari, trova in ogni avvenimento un significato, vede il bene che c’è ovunque, cerca le vie del Signore. Una flessibilità che si coniuga con l’umiltà, perché non si sente importante o irrigidito in un disegno di grandezza da lui progettato: è Dio a fare tutto nella sua vita, è Dio che gli dà una casa.
È per questo che ritengo che il punto acquisito della coscienza di Israele, a partire dalla figura di Davide, è che
 
la vera regalità non esclude l’umiltà
. Con Saul si pensava ancora che la regalità equivalesse a vincere sempre, ad avere sempre ragione, a non umiliarsi mai, ad avere un destino già fissato nella gloria. Con Davide si comprende che la regalità può andare “a braccetto” con l’umiltà, e questa coscienza la ritroviamo nei profeti, in particolare in Sofonia e Zaccaria. Matteo, descrivendo l’entrata di Gesù in Gerusalemme, avrà presente un versetto di Zaccaria: “Esulta grandemente figlia di Sion, esci in grida di gioia, figlia di Gerusalemme! Ecco che il re viene a te: egli è giusto e vittorioso, umile e cavalca un asino” (
Zc 9,9
; cfr.
 
Mt 21,5
). È il mistero di questo re. Ma l’umiltà è, o dovrebbe essere, propria anche del popolo, non solo del re: “Cercate il Signore, voi tutti, gli umili della terra, che eseguite i suoi ordini. Cercate la giustizia, cercate l’umiltà” (
Sof 2,2
). “Non lascerò sussistere nel tuo seno che un popolo umile e modesto” (
Sof 3,12
), il popolo delle Beatitudini, che si è però formato al seguito dell’umiliato Davide.
 
L’umiltà di Gesù
Non sono molti i brani del Vangelo che parlano dell’umiltà di Gesù. Essa è piuttosto un’atmosfera che si respira. Però c’è un versetto fondamentale, dove Gesù stesso dà la definizione di sé: “Caricatevi del mio giogo e mettetevi alla mia scuola, perché io sono dolce e umile di cuore” (
Mt 11, 29
). Mentre in Giovanni Gesù è la via, la verità e la vita, nei sinottici Gesù presenta la sua vita come una vita di mitezza e di umiltà, ma in connessione con la regalità. Infatti precedentemente ha detto: “Tutto mi è stato dato dal Padre mio” (
Mt 11,27
). È questa regalità umile, questo dominio semplice che risplende in Gesù, sul modello di Davide, e però in un modo che è altro e ben più perfetto. Quindi noi potremmo rileggere i vangeli domandandoci dove si manifesta l’umiltà di Gesù. Vedremo due racconti che sono un po’ nella linea di quanto abbiamo detto su Davide.
 

1
 
 
Lc 4,16-30
. È l’episodio in cui Gesù si presenta, nel discorso che inaugura la sua predicazione, libero dalle attese della folla, non “ipnotizzato” dal desiderio di successo, e parla senza ricercare gli applausi.
Nella sinagoga, gli occhi di tutti sono fissi sopra di lui (
v. 20
), si pensa che dirà parole strabilianti, ma lui non si preoccupa di accontentare la gente. E mentre in un primo momento qualcuno lo ascolta più o meno con interesse, alla fine l’insuccesso è completo. Anzi, si sdegnano con lui e lo conducono sull’orlo di un precipizio per buttarlo giù.
Cosa fa allora Gesù? “Passando in mezzo a loro se ne andò” (
v. 30
), discese a Cafarnao e, come niente fosse accaduto, riprese a insegnare nel giorno di sabato. La sua è una straordinaria libertà di cuore. Non cambia discorso per avere un risultato migliore, semplicemente va in un’altra città.
 

2
 
 
Mt 12,15-21
. È un secondo passo significativo per il comportamento di Gesù. Dopo il racconto della spighe strappate, l’evangelista ricorda la guarigione di un uomo dalla mano inaridita, compiuta in giorno di sabato. I farisei si indignano, complottano per toglierlo di mezzo, ma “Gesù, saputolo, si allontanò di là” (
v. 15
), come Davide che lascia Gerusalemme a causa della congiura di Assalonne.
Allora molti lo seguono, Gesù guarisce tutti, “ordinando loro di non divulgarlo” (
v. 16
). Gesù avrebbe potuto appoggiarsi al suo potere di guarigione invitando la gente ad andare dai farisei per raccontare l’accaduto. In questo modo la situazione si sarebbe potuta volgere in suo favore. Non lo fa, e il suo comportamento è così strano che l’evangelista sente il bisogno di spiegare perché non si difende e non vuole approfittare del bene che compie: “Doveva in tal modo compiersi l’oracolo del profeta Isaia: Ecco il mio servo che ho scelto, / il mio prediletto nel quale mi compiaccio” (vengono in mente le parole dette a proposito di Davide: un uomo secondo il cuore di Dio. Cfr.
 
At 13,22
) “Effonderò su di lui il mio Spirito / ed egli annuncerà la vera fede alle nazioni. / Egli non contenderà e non griderà / e non si intenderà la sua voce sulle grandi strade. / La canna infranta non spezzerà, / il lucignolo fumigante non spegnerà, / fino a che egli avrà fatto trionfare la vera fede / nel suo Nome le nazioni porranno la loro speranza” (
vv. 17-21
).
Per certi versi, la profezia di Isaia è misteriosa: il Messia annuncerà la vera fede alle genti non usando mezzi strepitosi, ma la dolcezza: non spezzerà la canna infranta, non spegnerà il lucignolo fumigante. L’evangelista intravede la croce sulla quale verrà manifestata la vera dottrina dell’amore di Dio. E in questa croce, segno dell’umiliazione, tutte le genti porranno la loro speranza. Il testo di Matteo è dunque molto forte e ci fa capire ciò che Gesù è stato per i suoi contemporanei (ed anche per noi).
Prima della Passione, è messa in luce la sua vita semplice, senza pretese, un po’ nascosta e che si avvaleva di mezzi poveri. Il re universale non separa mai l’umiltà dalla regalità e porta così a perfezione gli atteggiamenti che Davide aveva vissuto.
 
Spunti di meditazione
Come si pone il problema dell’umiltà per noi e per la Chiesa di oggi? Non solo i singoli credenti, ma anche il popolo di Dio come tale è chiamato ad una vita umile, povera, poco appariscente. D’altra parte la Chiesa deve amare i poveri, i più poveri, cercando di aiutarli. L’azione sociale tuttavia può a volte richiedere anche mezzi costosi, richiede a volte di sedersi al tavolo dei grandi della terra in difesa dei diritti dei più piccoli, e tutto questo impedisce alla Chiesa di presentarsi come realmente povera e umile. È estremamente difficile trovare una via d’uscita.
Penso che sia molto importante riuscire a mantenere l’equilibrio: amare e scegliere umiltà e povertà perché è il modo di vivere di Gesù, e amare i poveri servendoli e restando con loro, con i mezzi che abbiamo a disposizione, verificandoci continuamente sull’esempio di Gesù.
Solo partendo dalla vita di Gesù possiamo capire ciò che possiamo fare per gli altri.
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